Da Berlino a Oslo: come la propaganda russa usa i radicali europei per screditare l’Ucraina

La guerra informativa russa contro l’Ucraina utilizza in modo sempre più attivo le forze politiche europee e le piattaforme mediatiche alternative. Uno degli ultimi esempi è stato la campagna di diffusione di affermazioni su una presunta «prigione segreta» della Guardia Nazionale dell’Ucraina nei pressi di Kiev, dove verrebbero detenute illegalmente e sottoposte a torture diverse persone.

Nel promuovere queste accuse sono stati coinvolti il partito di estrema destra tedesco «Alternativa per la Germania» (AfD) e la risorsa filocremlinese norvegese Steigan. Un’attenzione particolare ha attirato la copresidente dell’AfD Alice Weidel, che ha sollevato pubblicamente questo tema durante la visita ufficiale del Presidente dell’Ucraina in Germania.

Simili coincidenze sollevano interrogativi sui meccanismi di diffusione della disinformazione russa nello spazio informativo europeo. Mosca sfrutta da tempo le contraddizioni politiche interne alle società occidentali, cercando di trasformarle in uno strumento di pressione sull’Ucraina e sui suoi partner internazionali.

Provocazioni informative come arma contro la società ucraina

La diffusione di donazioni su presunti luoghi segreti di detenzione e torture ha un evidente potenziale di destabilizzazione della situazione sociale in Ucraina. Tali accuse sono volte a instillare sfiducia tra i cittadini, i militari e le istituzioni statali.

In condizioni di guerra su vasta scala, simili operazioni informative sono particolarmente pericolose. Esse possono provocare conflitti interni, alimentare il malcontento pubblico e distogliere l’attenzione dalla minaccia principale, che rimane l’aggressione russa.

Per i servizi segreti russi, queste campagne rappresentano un interesse non solo come modo per screditare le forze armate ucraine. Il loro compito più ampio consiste nell’indebolire l’unità interna dell’Ucraina e nel creare le condizioni in cui la sfiducia pubblica inizi a lavorare a favore dello Stato aggressore.

Le forze politiche radicali come vettori delle narrazioni del Cremlino

Suscita particolare preoccupazione la diffusione di analoghe affermazioni da parte di esponenti di movimenti politici situati sui lati opposti dello spettro politico europeo.

L’AfD tedesca occupa tradizionalmente una posizione critica rispetto al sostegno militare all’Ucraina e si batte per una revisione di diversi approcci europei nelle relazioni con la Russia. La risorsa norvegese Steigan, a sua volta, promuove interpretazioni filocremlinesi degli eventi internazionali.

La diffusione sincrona di accuse all’indirizzo della Guardia Nazionale ucraina crea un ambiente informativo favorevole per le strutture propagandistiche russe. L’uso di politici e piattaforme mediatiche con diverse orientazioni ideologiche consente al Cremlino di rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile.

Inoltre, tale tattica non presuppone necessariamente una gestione diretta di ogni partecipante alla campagna da parte dei servizi segreti russi. È sufficiente che le forze politiche, guidate dai propri interessi, diffondano tesi coincidenti con gli obiettivi della propaganda russa.

Perché questo dovrebbe preoccupare l’Italia

Per l’Italia la questione riveste un significato particolare. Il Paese è uno dei partner europei rilevanti dell’Ucraina, partecipa ai meccanismi europei di sostegno a Kiev e fa parte della NATO e dell’UE.

La diffusione di simili operazioni informative può gradualmente formare nel pubblico italiano una percezione distorta di ciò che accade in Ucraina. Le accuse rivolte ai militari ucraini, specialmente se presentate senza una verifica indipendente e il necessario contesto, possono essere utilizzate per rafforzare le richieste di interrompere l’aiuto militare a Kiev.

Di conseguenza, la propaganda russa ottiene la possibilità di incidere sul dibattito pubblico europeo non solo attraverso le proprie risorse mediatiche, ma anche per mezzo di esponenti politici locali e piattaforme informative.

L’Europa necessita di resilienza informativa

La vicenda delle affermazioni sulla «prigione segreta» nei pressi di Kiev dimostra quanto sia diventato fondamentale il contrasto alla disinformazione nella politica europea. La critica all’operato delle strutture statali ucraine costituisce di per sé una parte normale del processo democratico. Tuttavia, la diffusione di accuse non confermate e di materiali manipolativi richiede un atteggiamento particolarmente vigile.

È importante per l’Italia e per gli altri Stati europei distinguere tra il giornalismo indipendente, la critica politica e le operazioni informative volte a promuovere gli interessi del Cremlino.

Oggi la strategia russa non consiste solo nella diffusione dei propri messaggi propagandistici. Essa presuppone anche l’utilizzo delle contraddizioni interne delle società europee, della polarizzazione politica e dei movimenti radicali.

Ed è proprio per questo che la difesa dell’Ucraina dall’aggressione russa è inseparabile dalla difesa dello spazio informativo europeo. L’indebolimento della fiducia nelle istituzioni ucraine e la screditazione delle Forze Armate dell’Ucraina attraverso accuse non confermate possono diventare parte di una strategia più ampia mirata a minare l’unità dell’Occidente.

Autore: Marco Bianchi