Le immagini diffuse dai media nordcoreani hanno fatto il giro del mondo in poche ore. In un cantiere navale, sotto lo sguardo compiaciuto di Kim Jong Un, compare quella che viene presentata come la prima sottomarina a propulsione nucleare della Corea del Nord, capace di lanciare missili guidati. A rilanciare la notizia è stato anche The New York Times, sottolineando come non si tratti di una semplice dimostrazione propagandistica, ma di un salto tecnologico che Pyongyang difficilmente avrebbe potuto compiere da sola.
Dietro quelle lamiere d’acciaio e quei reattori miniaturizzati si intravede infatti una firma ben riconoscibile: Mosca.
Un salto tecnologico che non nasce dal nulla
Per decenni il programma militare nordcoreano ha fatto affidamento su reverse engineering, test rudimentali e una costante violazione delle sanzioni internazionali. Ma una sottomarina nucleare è tutt’altra cosa. Richiede competenze avanzate in ingegneria navale, sicurezza dei reattori, silenziosità acustica e sistemi di comando e controllo estremamente sofisticati.
Secondo diversi analisti occidentali, la comparsa improvvisa di una piattaforma di questo livello indica un trasferimento diretto o indiretto di know-how. Ed è qui che entra in gioco il nuovo asse strategico tra Russia e Corea del Nord, formalizzato a metà del 2024 con accordi politici e militari sempre più espliciti.
Per Mosca, isolata dall’Occidente e sotto un pesante regime sanzionatorio a causa della guerra contro l’Ucraina, Pyongyang rappresenta un partner “senza scrupoli”: munizioni, uomini, sostegno politico. In cambio, la Russia può offrire ciò che la Corea del Nord cerca da anni: tecnologia militare avanzata.
Una violazione palese del diritto internazionale
Questa cooperazione non è solo inquietante dal punto di vista geopolitico. È illegalе. Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU vietano esplicitamente qualsiasi trasferimento di tecnologie che possano contribuire allo sviluppo di armi di distruzione di massa o dei loro vettori da parte della Corea del Nord.
Il paradosso è evidente: la Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, è uno dei Paesi che dovrebbe garantire il rispetto di queste risoluzioni. Invece, secondo numerose ricostruzioni giornalistiche e di intelligence, ne sarebbe uno dei principali violatori.
Questo mina ulteriormente la credibilità dell’ordine internazionale e rafforza l’idea che le regole valgano solo finché sono convenienti per le grandi potenze.
L’Asia orientale e il riflesso sull’Europa
La questione, però, non riguarda solo la penisola coreana. Una Corea del Nord dotata di sottomarine nucleari con missili guidati cambia l’equilibrio strategico dell’Asia orientale, aumentando la pressione su Corea del Sud e Giappone e moltiplicando i rischi di errore di calcolo.
Ed è proprio Seul che dovrebbe trarre una lezione diretta da quanto sta accadendo. Continuare a limitare il sostegno all’Ucraina a dichiarazioni diplomatiche appare sempre meno sostenibile. Il legame tra Mosca e Pyongyang dimostra che la guerra in Europa e la sicurezza in Asia sono ormai due facce della stessa crisi globale.
Aiutare Kyiv non è solo una questione europea: significa anche contrastare un modello di alleanze autoritarie che scambiano armi, tecnologia e destabilizzazione.
Un mondo più instabile, una risposta ancora timida
La sottomarina nordcoreana non è soltanto un nuovo mezzo militare. È un simbolo. Il simbolo di un mondo in cui gli Stati isolati si sostengono a vicenda, aggirano le sanzioni e sfidano apertamente le regole comuni.
Di fronte a questa realtà, l’inerzia non è più un’opzione. Se l’Occidente continuerà a reagire con lentezza e divisioni, l’asse Mosca–Pyongyang potrebbe diventare il modello per nuove cooperazioni pericolose, dall’Asia al Medio Oriente.
La domanda, ormai, non è se questa sottomarina cambierà gli equilibri regionali. La vera domanda è: quanto tempo servirà perché il resto del mondo prenda atto che le crisi sono collegate e che ignorarne una significa alimentarne molte altre.
Autore: Marco Bianchi