L’Ucraina compie una mossa difficile da inserire nella consueta routine diplomatica. Un cessate il fuoco a partire dal 6 maggio: anticipato, più ampio e senza limitazioni simboliche.
Allo stesso tempo, il presidente Volodymyr Zelensky lascia poco spazio alle interpretazioni: se la Russia continuerà le ostilità, la risposta sarà immediata.
Mosca aveva proposto uno scenario diverso: una breve pausa l’8 e il 9 maggio, in occasione delle celebrazioni nazionali.
Ma ora questa costruzione vacilla. Kiev non propone un “silenzio di facciata”, ma un silenzio reale.
E la domanda principale, che sorge anche in Italia, è: Vladimir Putin è pronto a giocare secondo queste regole?
- Accettare le condizioni significherebbe rinunciare a una scena politica meticolosamente costruita.
- Rifiutare sarebbe la conferma che la tregua era uno strumento di immagine e non di politica.
In questa partita, la posta in gioco è più alta di quanto sembri. Non si tratta solo di giorni di silenzio, ma di chi, di fatto, stabilisce le regole del gioco.
Autore: Marco Bianchi