Attentato a Ranucci, Lavitola al Gip: “Sono io il mandante dell’attentato”


Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore, Valter Lavitola ha ammesso “di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci” così come ipotizzato dalla procura di Roma. “Ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta“, ha spiegato l’avvocato Sergio Cola, difensore di Lavitola.

L’arresto e l’interrogatorio davanti al gip

L’interrogatorio di oggi è stato un primo passaggio processuale dopo la misura cautelare che lo ha portato in carcere. L’imprenditore, già dopo la perquisizione dello scorso luglio, aveva respinto ogni accusa definendosi “sconcertato” dall’ipotesi di aver organizzato l’attentato contro il giornalista. Non è escluso che anche davanti al gip possa scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere, limitandosi eventualmente a dichiarazioni spontanee.

Nel frattempo gli investigatori stanno analizzando il materiale sequestrato, tra cui telefoni e computer, alla ricerca di ulteriori elementi utili per chiarire il movente e la ricostruzione dei fatti.

La tesi dell’accusa: un attentato per accrescere la popolarità di Ranucci

L’ipotesi della Direzione distrettuale antimafia di Roma è particolarmente insolita. Secondo gli inquirenti, Lavitola avrebbe organizzato l’attentato non contro Ranucci ma, paradossalmente, a suo favore, con l’obiettivo di aumentarne la notorietà pubblica e rafforzarne il profilo in vista di un possibile futuro politico.

Gli investigatori ritengono tuttavia che il giornalista fosse completamente ignaro di qualsiasi progetto. Una circostanza ribadita anche dalla difesa di Ranucci, il cui legale Roberto De Vita sostiene che il conduttore sia vittima dell’attentato, del presunto tradimento di una persona considerata amica e della successiva esposizione mediatica e politica del caso.

La tesi dell’accusa: un attentato per accrescere la popolarità di Ranucci

L’ipotesi della Direzione distrettuale antimafia di Roma è particolarmente insolita. Secondo gli inquirenti, Lavitola avrebbe organizzato l’attentato non contro Ranucci ma, paradossalmente, a suo favore, con l’obiettivo di aumentarne la notorietà pubblica e rafforzarne il profilo in vista di un possibile futuro politico.

Gli investigatori ritengono tuttavia che il giornalista fosse completamente ignaro di qualsiasi progetto. Una circostanza ribadita anche dalla difesa di Ranucci, il cui legale Roberto De Vita sostiene che il conduttore sia vittima dell’attentato, del presunto tradimento di una persona considerata amica e della successiva esposizione mediatica e politica del caso.

L’idea dei sondaggi e la candidatura

Sempre secondo gli atti, nei primi mesi del 2025 Lavitola avrebbe iniziato a valutare strumenti concreti per verificare l’effettiva popolarità di Ranucci.

In una chat parla infatti della possibilità di commissionare un sondaggio per misurare il gradimento dei personaggi pubblici. L’obiettivo, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato quello di capire quanto potesse essere competitiva un’eventuale candidatura politica del volto di Report.

Un elemento che oggi assume un peso particolare perché si intreccia con la contestazione della Procura sul presunto movente dell’attentato.

Le polemiche politiche

L’inchiesta ha inevitabilmente alimentato anche uno scontro politico. Il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto che venga fatta piena chiarezza sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, sostenendo che, fino a quando la vicenda non sarà chiarita, non dovrebbero essere impiegate risorse pubbliche per finanziare chi è coinvolto nella vicenda.

Parole alle quali Ranucci ha replicato sui social, sostenendo che il leader della Lega abbia di fatto chiesto alla Rai la sua sospensione.

Il ruolo di Gomes Tavares

Parallelamente prosegue il filone investigativo che riguarda Gomes Tavares, indicato dagli inquirenti come l’intermediario tra Lavitola e il gruppo che avrebbe materialmente collocato l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia.

La Procura sarebbe pronta ad avviare le procedure necessarie alla sua estradizione. Gli accertamenti su questo fronte sono considerati centrali per verificare la catena delle responsabilità e consolidare il quadro accusatorio.

Il Comitato Etico Rai valuta il caso

Alla vicenda giudiziaria si aggiunge ora anche un fronte interno alla Rai. Secondo quanto si apprende, nella giornata di martedì si è riunito il Comitato Etico dell’azienda, chiamato a esprimere un parere sulla posizione di Sigfrido Ranucci alla luce degli sviluppi dell’inchiesta. I lavori saranno aggiornati tenendo conto dei nuovi elementi emersi dagli atti, compresi i rilievi del gip che escluderebbero l’esistenza di un accordo tra il giornalista e Valter Lavitola in relazione all’attentato.

Sulle valutazioni potrebbero pesare anche ulteriori elementi contenuti negli allegati investigativi e nelle relazioni dei carabinieri. La relazione conclusiva del Comitato Etico dovrebbe essere trasmessa a breve all’amministratore delegato della Rai, che sarà poi chiamato a compiere le proprie valutazioni sul futuro della conduzione di Report.

Babara Floridia: “La destra scuda Delmastro e vuole cacciare il giornalista, è una tragedia culturale”

“Non so se sto assistendo a una tragedia o a una commedia perché ha dell’inverosimile quello che sta accadendo a Sigfrido Ranucci”. Lo dice in un video su Instagram la senatrice M5s, Barbara Floridia, già presidente della commissione di Vigilanza Rai. “Sigfrido Ranucci  – sottolinea Floridia – è stato vittima, per fortuna illesa, di un attentato. È stato vittima di una manipolazione, di una conoscenza con Lavitola che si è rivelata terribile visto che presumibilmente Lavitola è il mandante dell’attentato per sue assolute ragioni, colpe, io adesso non so quali siano le motivazioni. Il fatto sta che Sigfrido Ranucci, anche dalle chat scambiate con Lavitola risulta assolutamente inconsapevole dell’attentato, ma figuratevi se uno si mette la bomba sotto casa, con il rischio che ti muore la figlia pure. È una cosa assurda. Vittima due volte, la prima volta perché ha rischiato la vita, la seconda volta perché sotto macchinazione di una persona che tra l’altro conosceva e secondo me vittima tre volte perché adesso è vittima della Rai che sta cercando in tutti i modi, ma questo la destra lo voleva da tempo, dai tempi della carota e del cognac di Gasparri, farlo fuori dalla conduzione di Report e non gli è sembrato vero di trovare questa occasione”.
“Ma quale occasione? Quale sarebbe – continua la senatrice M5s – la motivazione per la quale sospendere la conduzione di Report da parte di Sigfrido Rannucci? Ora questo comitato etico che sta indagando e sta stilando report per l’amministratore delegato della Rai vorrei proprio sapere che cosa sta scrivendo.
L’amministratore della Rai dovrebbe avere il coraggio barbaro di sospendere Sigfrido Ranucci dopo che sono rimasti in consiglio di amministrazione silenti davanti a intere redazioni che hanno preso le distanze dai propri direttori nominati dal consiglio di amministrazione in chiara area di destra. Quindi intere redazioni hanno bocciato piani editoriali, hanno preso le distanze dai propri direttori e non è accaduto nulla. Un giornalista d’inchiesta che porta alla Rai ascolti incredibili, è vittima di un attentato, è vittima di una manopolazione, dalle chat non risulta nulla e noi lo sospendiamo. Noi? Voi lo sospendete dalla conduzione di Report. Questa cosa ha dell’assurdo, dell’assurdo soprattutto se a commentare tutto ciò sono il partito di Giorgia Meloni e i partiti della destra, compreso Salvini, che parla di tutto tranne che dei treni, commentano questa situazione dopo aver scudato Delmastro e le chat, quelle non le abbiamo viste, le chat di Delmastro con un prestanome della mafia. Ma stiamo scherzando?”. “All’inizio – conclude – vi ho detto non so se è una commedia o una tragedia, questo sa tanto veramente, mi convinco sempre di più, di tragedia culturale e del nostro Paese”. 

Donzelli: “Accanimento Ranucci su Meloni preparava sua discesa in campo?”

“Oggi che al centro di un’inchiesta vera si ritrova il suo amico Lavitola ed emergono le intercettazioni e le trame di Ranucci avremmo molta facilità a usare lo stesso metodo per screditare, infangare, accusare e disumanizzare Ranucci: non lo faremo, non è il nostro stile. Lasciamo a chi di dovere il compito di stabilire la verità”. E’ quanto afferma in un video sui social il responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli spiegando che la trasmissione Report aveva “una vera e propria fissazione” sulla premier e la sua famiglia.

“Dopo mesi che ci siamo chiesti perchè questo accanimento nei confronti di Giorgia e della sua famiglia una cosa però ci colpisce: il fatto che Ranucci e Lavitola avessero commissionato un sondaggio per candidare Ranucci alla presidenza del Consiglio al posto di Giorgia Meloni – aggiunge Donzelli -, c’era un vero e proprio progetto politico. Veniva per caso da qui l’accanimento? Ranucci ha utilizzato il servizio pubblico per preparare la sua discesa in campo in politica?”.

rainews.it