Dopo Glucksmann e Philippe, il segretario di Renaissance diventa il terzo grande bersaglio di una campagna di ingerenza digitale che Parigi attribuisce con “grande fiducia” a reti legate al Cremlino.
Dopo Raphaël Glucksmann ed Édouard Philippe, tocca ora a Gabriel Attal. Il segretario generale di Renaissance e candidato alle presidenziali del 2027 è diventato l’ultimo bersaglio di una campagna di disinformazione che le autorità francesi attribuiscono con «grande fiducia» ai network di ingerenza digitale legati al Cremlino. Ad annunciarlo, venerdì 21 agosto, è stato Viginum, il servizio statale incaricato di individuare e contrastare le ingerenze straniere nello spazio informativo francese.
Secondo l’agenzia, negli ultimi giorni sono stati diffusi online decine di video e falsi articoli che riprendono narrazioni generalmente inautentiche, palesemente inesatte o fuorvianti, veicolate attraverso account e pagine che imitano testate giornalistiche reali. Una fonte vicina al fascicolo ha parlato di quattro attacchi in due settimane, una frequenza definita inedita per l’attuale campagna presidenziale.
Le narrazioni tossiche
Gli ultimi contenuti individuati, il 19 e il 20 agosto, comprendono almeno una decina tra falsi servizi giornalistici e prime pagine contraffatte di testate francesi ed europee, tra cui una che usurpa il marchio dell’Agence France-Presse. Le pubblicazioni attribuiscono ad Attal una presunta malattia di Parkinson, accuse infondate di corruzione e persino un coinvolgimento di persone a lui vicine negli attacchi informatici che nei mesi scorsi hanno colpito l’amministrazione fiscale francese. A inizio agosto era già circolato un filmato, diffuso su X, che mostrava – secondo Viginum – la proiezione di una caricatura del volto del candidato su un muro del Pantheon di Parigi; l’agenzia ha precisato che la natura fisica di quell’episodio è ancora in fase di verifica.
Il collettivo indipendente Antibot4Navalny, che monitora da anni le operazioni di influenza filorusse, ha rilevato che le visualizzazioni dei contenuti – comprese tra le 100 e le 200 mila secondo le prime stime di Viginum – risultano in larga parte artificiali: il traffico organico reale si aggirerebbe attorno a poche centinaia di visualizzazioni per video. Attal ha già sporto denuncia per ingerenza straniera e la Procura di Parigi ha aperto un’indagine che riguarda anche un altro ex primo ministro candidato alle presidenziali, Édouard Philippe, colpito in precedenza da una narrazione che lo dipingeva, in chiave denigratoria, come «il candidato della ragione».
Non convincere l’opinione pubblica di una singola falsità, ma logorare nel tempo la fiducia nelle istituzioni e nel voto.
La firma di Matriochka
Le autorità francesi riconducono l’operazione al modus operandi informativo noto come Matriochka, comparso per la prima volta nel 2024 e specializzato nell’inondare giornalisti e fact-checker di contenuti falsi da smentire, sottraendo tempo e risorse al lavoro redazionale invece di puntare a una vera persuasione di massa. È lo stesso schema già utilizzato contro Raphaël Glucksmann, cui era stata attribuita in modo artefatto una straordinaria abilità oratoria, e più di recente contro lo stesso Emmanuel Macron, coinvolto a febbraio in una narrazione fabbricata che lo collegava al caso Epstein e riferita dagli analisti alla rete Storm-1516.
Un fenomeno non estraneo all’Italia
Il caso Attal si inserisce in un quadro più ampio che non risparmia il nostro Paese. La relazione annuale del COPASIR, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha dedicato spazio alle attività di disinformazione riconducibili a Russia, Cina e Iran, evidenziando come le tecniche impiegate contro i leader politici europei – dalla creazione di falsi siti che imitano testate autorevoli alla diffusione tramite account fittizi con un seguito artificialmente gonfiato – rappresentino un rischio concreto anche per il dibattito pubblico italiano. Reti come CopyCop, già documentate da ricercatori indipendenti e da istituzioni europee, seguono esattamente questa logica: costruire l’apparenza di media europei legittimi per veicolare contenuti calibrati sulle sensibilità politiche di ciascun Paese.
Secondo gli analisti che seguono da tempo queste operazioni, l’obiettivo non è tanto convincere l’opinione pubblica della veridicità di una singola falsità, quanto minare nel tempo la fiducia nelle istituzioni, nei media e nei processi elettorali, costringendo al contempo i candidati bersaglio a spendere energie e risorse per smentire accuse fabbricate anziché per fare campagna elettorale. Una strategia a basso costo per Mosca, che si inserisce nel più ampio arsenale della guerra ibrida già osservato in altri contesti europei, dalle elezioni regionali tedesche alle consultazioni in diversi Paesi dell’Europa centrale.
Con la campagna per l’Eliseo del 2027 che entra progressivamente nel vivo, la vicenda di Attal conferma quanto la sicurezza informativa sia ormai parte integrante della competizione elettorale, non solo in Francia ma in tutto lo spazio democratico europeo, Italia compresa.
Autore: Marco Bianchi