Meloni a Palermo per svelamento Croma Falcone e comitato ordine e sicurezza: “Ipotizziamo esercito”

“Un’emozione tagliente, è Storia” dice la premier. Maria Falcone: “Memoria viva, non una sconfitta ma rinascita”. Oggi a Palermo arrestati presunti componenti della banda dei kalashnikov: 22 arresti

““Io, come potete immaginare, sono una persona abbastanza abituata a parlare in pubblico. Però  oggettivamente, anche per una veterana come me oggi non è facile prendere la parola dopo che con la professoressa Falcone abbiamo assistito allo svelamento di quello che resta della Fiat Croma su cui il 23 maggio del 1992 viaggiavano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Giuseppe Costanza. Perché l’emozione è penetrante, tagliente. Ti mette di fronte alla storia, quella con la S maiuscola, quella che è fatta di carne, di sangue, che è fatta di fatti che cambiano il corso degli eventi, che cambiano la cultura di una nazione, che cambiano il cammino di un popolo, che hanno determinato, è il mio caso, anche la traiettoria della nostra vita, delle nostre scelte. Trentaquattro anni fa c’era chi voleva minimizzare, non si poteva neppure pronunciare il nome della mafia, e la strage di Capaci cambia tutto, nessuno ha più potuto fingere di non sapere o accettare di essere complici” ha detto la premier Giorgia Meloni a Palermo dopo lo svelamento della Fiat Croma bianca su cui viaggiavano il 23 maggio del 1992, il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l’autista Giuseppe Costanza. “La grande storia  – ha proseguito Meloni – nasce dai gesti semplici, è fatta dal coraggio di Giuseppe Costanza che testimonia con la propria vita cosa significa mettersi al servizio del prossimo, è la tenacia di Tina Montinaro grazie alla quale la Fiat Croma su cui viaggiavano il marito Antonio e Vito Schifani e Rocco Dicillo continua il suo cammino ed è diventata un simbolo d’amore e la forza di Maria Falcone che con il museo del presente ha dato vita a Palermo a un luogo che è diventato il tempio della cultura e della legalità dell’arte e design della fotografia, trasformano la memoria in energia per cambiare il presente. Perché è vero che la memoria è custodire il fuoco non adorare le ceneri come diceva il direttore del museo”. 

Dopo la strage di Capaci è stato “chiaro a tutti che Cosa nostra non era un’invenzione – ha aggiunto la premier – non era qualcosa d’astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso. Giovanni Falcone – ha aggiunto – era stato uno dei primi magistrati a portare la mafia in tribunale, che significa soprattutto darle un nome, che significa processarla, che significa dire che si poteva combattere quel male. Lo ha fatto senza paura, senza paura di fare i nomi e cognomi, senza paura di inchiodare i mafiosi alle loro responsabilità, senza paura di denunciare anche la cappa di omertà che aveva fino a quel momento protetto crimini e affari, di sbattere in faccia all’opinione pubblica verità che altrimenti sarebbero state taciute. Ed è evidente che quindi per Cosa Nostra il giudice Falcone meritava una punizione esemplare, la più feroce la più violenta perché quella punizione doveva essere un monito e doveva essere un messaggio. Nessuno poteva sfidare la mafia. Solo che in quel caso Cosa nostra ha fatto un enorme errore di valutazione perché quella strage che era concepita per intimidire lo Stato e piegare la coscienza degli italiani produsse l’effetto diametralmente opposto, portò la gente a reagire, migliaia di cittadini che decisero di non voltarsi più dall’altra parte e nacque così una nuova consapevolezza civile, la consapevolezza per cui combattere la mafia diventava una responsabilità condivisa, non era più solo compito delle forze dell’ordine” e “non era solamente compito dei magistrati che pure ringraziamo per il lavoro che continuano con coraggio e con dedizione a portare avanti. Da quel dolore prese forza una mobilitazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra gli italiani e la mafia perché gli italiani compresero esattamente allora che ognuno aveva la sua responsabilità in questa battaglia”, ha commentato la premier.

A proposito dello svelamento dell’auto su cui viaggiava il magistrato Meloni ha sottolineato: “Questa Fiat Croma è l’ultimo luogo che Giovanni Falcone e Francesca Morvillo hanno condiviso. Lui alla guida, lei al suo fianco come sempre. Sono stati qui insieme per l’ultima volta e a me piace pensare che, nonostante fossero consapevoli del rischio che correvano in quell’occasione, loro stessero facendo quello che probabilmente  abbiamo fatto noi adesso venendo in macchina: parlare, magari scherzare, magari pensare a che cosa si farà dopo, che cosa si farà domani, cose normali, abitudini di sempre. Perché Giovanni Falcone e Francesca Morvillo sono oggi per noi degli eroi però erano persone normali si comportavano come persone normali, non si comportavano da eroi, non si atteggiavano a idoli, non volevano essere nient’altro che quello che erano: persone perbene che sapevano distinguere il bene dal male, che facevano la propria parte al meglio delle proprie capacità al meglio delle proprie possibilità. È l’insegnamento più straordinario che ci hanno lasciato. Gli eroi non sono persone dotate di poteri straordinari, gli eroi sono molto più banalmente persone che quando si è presentato il momento di dover scegliere, e signori capita a tutti nella vita quel momento e in molte vite capita più di una volta, hanno saputo da che parte stare, hanno saputo quale fosse la strada giusta da imboccare, hanno scelto la strada giusta”, ha concluso.

L’omaggio alla Stele di Capaci: la memoria è un dovere come l’impegno contro la mafia

“Capaci è uno di quei luoghi che ricordano a tutti noi il sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli uomini della scorta. La memoria è un dovere. L’impegno contro la mafia anche” ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social, pubblicando il video dell’omaggio che ha voluto rendere alla stele di Capaci.

““Io, come potete immaginare, sono una persona abbastanza abituata a parlare in pubblico. Però  oggettivamente, anche per una veterana come me oggi non è facile prendere la parola dopo che con la professoressa Falcone abbiamo assistito allo svelamento di quello che resta della Fiat Croma su cui il 23 maggio del 1992 viaggiavano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Giuseppe Costanza. Perché l’emozione è penetrante, tagliente. Ti mette di fronte alla storia, quella con la S maiuscola, quella che è fatta di carne, di sangue, che è fatta di fatti che cambiano il corso degli eventi, che cambiano la cultura di una nazione, che cambiano il cammino di un popolo, che hanno determinato, è il mio caso, anche la traiettoria della nostra vita, delle nostre scelte. Trentaquattro anni fa c’era chi voleva minimizzare, non si poteva neppure pronunciare il nome della mafia, e la strage di Capaci cambia tutto, nessuno ha più potuto fingere di non sapere o accettare di essere complici” ha detto la premier Giorgia Meloni a Palermo dopo lo svelamento della Fiat Croma bianca su cui viaggiavano il 23 maggio del 1992, il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l’autista Giuseppe Costanza. “La grande storia  – ha proseguito Meloni – nasce dai gesti semplici, è fatta dal coraggio di Giuseppe Costanza che testimonia con la propria vita cosa significa mettersi al servizio del prossimo, è la tenacia di Tina Montinaro grazie alla quale la Fiat Croma su cui viaggiavano il marito Antonio e Vito Schifani e Rocco Dicillo continua il suo cammino ed è diventata un simbolo d’amore e la forza di Maria Falcone che con il museo del presente ha dato vita a Palermo a un luogo che è diventato il tempio della cultura e della legalità dell’arte e design della fotografia, trasformano la memoria in energia per cambiare il presente. Perché è vero che la memoria è custodire il fuoco non adorare le ceneri come diceva il direttore del museo”. 

Dopo la strage di Capaci è stato “chiaro a tutti che Cosa nostra non era un’invenzione – ha aggiunto la premier – non era qualcosa d’astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso. Giovanni Falcone – ha aggiunto – era stato uno dei primi magistrati a portare la mafia in tribunale, che significa soprattutto darle un nome, che significa processarla, che significa dire che si poteva combattere quel male. Lo ha fatto senza paura, senza paura di fare i nomi e cognomi, senza paura di inchiodare i mafiosi alle loro responsabilità, senza paura di denunciare anche la cappa di omertà che aveva fino a quel momento protetto crimini e affari, di sbattere in faccia all’opinione pubblica verità che altrimenti sarebbero state taciute. Ed è evidente che quindi per Cosa Nostra il giudice Falcone meritava una punizione esemplare, la più feroce la più violenta perché quella punizione doveva essere un monito e doveva essere un messaggio. Nessuno poteva sfidare la mafia. Solo che in quel caso Cosa nostra ha fatto un enorme errore di valutazione perché quella strage che era concepita per intimidire lo Stato e piegare la coscienza degli italiani produsse l’effetto diametralmente opposto, portò la gente a reagire, migliaia di cittadini che decisero di non voltarsi più dall’altra parte e nacque così una nuova consapevolezza civile, la consapevolezza per cui combattere la mafia diventava una responsabilità condivisa, non era più solo compito delle forze dell’ordine” e “non era solamente compito dei magistrati che pure ringraziamo per il lavoro che continuano con coraggio e con dedizione a portare avanti. Da quel dolore prese forza una mobilitazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra gli italiani e la mafia perché gli italiani compresero esattamente allora che ognuno aveva la sua responsabilità in questa battaglia”, ha commentato la premier.

A proposito dello svelamento dell’auto su cui viaggiava il magistrato Meloni ha sottolineato: “Questa Fiat Croma è l’ultimo luogo che Giovanni Falcone e Francesca Morvillo hanno condiviso. Lui alla guida, lei al suo fianco come sempre. Sono stati qui insieme per l’ultima volta e a me piace pensare che, nonostante fossero consapevoli del rischio che correvano in quell’occasione, loro stessero facendo quello che probabilmente  abbiamo fatto noi adesso venendo in macchina: parlare, magari scherzare, magari pensare a che cosa si farà dopo, che cosa si farà domani, cose normali, abitudini di sempre. Perché Giovanni Falcone e Francesca Morvillo sono oggi per noi degli eroi però erano persone normali si comportavano come persone normali, non si comportavano da eroi, non si atteggiavano a idoli, non volevano essere nient’altro che quello che erano: persone perbene che sapevano distinguere il bene dal male, che facevano la propria parte al meglio delle proprie capacità al meglio delle proprie possibilità. È l’insegnamento più straordinario che ci hanno lasciato. Gli eroi non sono persone dotate di poteri straordinari, gli eroi sono molto più banalmente persone che quando si è presentato il momento di dover scegliere, e signori capita a tutti nella vita quel momento e in molte vite capita più di una volta, hanno saputo da che parte stare, hanno saputo quale fosse la strada giusta da imboccare, hanno scelto la strada giusta”, ha concluso.

L’omaggio alla Stele di Capaci: la memoria è un dovere come l’impegno contro la mafiaOggi il Comitato per ordine e sicurezza pubblica

“Oggi a Palermo, anche per presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica”, ha scritto poco prima sui social la stessa presidente del Consiglio. “A pochi giorni dal 34° anniversario della strage di via D’Amelio – aggiunge -,il messaggio dello Stato è uno solo: contro la criminalità organizzata nessun passo indietro. Grazie alla magistratura e alle Forze dell’ordine per aver fermato la banda dei Kalashnikov. La legalità è la strada”.

La premier Giorgia Meloni ha partecipato, dunque, alla riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura con il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, dove ha ipotizzato, in relazione all’escalation criminale degli ultimi mesi, l’impiego dell’Esercito: “Il ministro Piantedosi ha assegnato 90 agenti in più per il controllo del territorio. Sono unità che si sommano alle 850 già destinate a quest’area dal 2025 ad oggi“. E ancora: “Il ministero dell’Interno, insieme al prefetto Pisani, ha individuato ulteriori risorse per l’assunzione di personale della polizia locale per l’attività straordinaria di controllo. Ai 9 milioni di euro che sono stati già assegnati a Palermo e ai Comuni dell’area metropolitana se ne aggiungeranno altri 6 e sono chiaramente risorse molto preziose che servono a finanziare i progetti di sicurezza urbana e di potenziamento dei presidi sul territorio. In particolare partirà tra poco la sperimentazione di impianti di videosorveglianza a fini investigativi nelle zone che sono più a rischio della città. Telecamere che sono gestite direttamente dalla squadra mobile per prevenire e per reprimere i reati”. 

Per la presidente del Consiglio sono “segnali importanti di una capacità soprattutto che c’è di fare gioco di squadra, di un’attenzione reale e costante che dal mio punto di vista va ancora rafforzata e che siamo qui per ragionare di come rafforzare ancora insieme, anche per continuare a garantire il massimo sostegno alle vittime delle intimidazioni del racket. Il messaggio deve essere chiaro: lo Stato c’è, non lascia sola sole le persone per bene, quelle che ogni giorno si rimboccano le maniche per creare ricchezza e lavoro in questo territorio”. Meloni poi ha fatto riferimento all’impiego dell’Esercito in alcune zone delicate della città: “Penso soprattutto allo Zen, presidio che si può garantire ovviamente con le forze di Polizia ma non solamente, forse anche con il coinvolgimento dei militari dell’Esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano Strade Sicure, e penso che questo sia il passo successivo che possiamo fare per rafforzare ancora di più un lavoro importante che è stato fatto e che è necessario per stroncare l’escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo”. 

Maria Falcone: “Questa Croma non segno di una sconfitta ma di rinascita”

Una commossa Maria Falcone ha preso parte allo svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie e giudice Francesca Morvillo e l’autista Giuseppe Costanza, il 23 maggio 1992, nel giorno della strage. “Non avevo mai visto questa Croma e adesso questi 34 anni mi sono caduti tutti addosso”, ha detto davanti alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Museo del presente perché è una memoria viva”, ha aggiunto, “di quegli uomini dello Stato che non si sono sottratti al sacrificio. Giovanni è stato chiamato alla guerra di un nemico che non si sapeva come combattere, ma ci è riuscito e ha lasciato una legislazione invidiata in tutto il mondo. Per questo l’arrivo di questa Croma non deve essere ritenuto un segno di sconfitta ma di rinascita”.

22 arresti oggi a Palermo

Oggi i carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito il fermo di 22 persone (a 7 il provvedimento è stato notificato in carcere) protagoniste dell’escalation criminale degli ultimi mesi in città.

L’indagine è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. Sarebbero autori e mandati degli attentati e delle intimidazioni che, dal novembre 2025 a pochi giorni fa, ha colpito la zona del mandamento mafioso di Tommaso Natale -San Lorenzo. A 9 indagati si contestano i reati di estorsione, tentata estorsione, detenzione illegali di armi da guerra con l’aggravante mafiosa. L’inchiesta dell’Arma è la seconda puntata di una indagine che a giugno aveva portato al fermo di 8 giovani accusati di aver agito per conto del racket delle estorsioni, seminando la paura in città.

Ci sarebbe un trafficante di droga detenuto a Trani, Salvatore Verga, 36 anni, tra i mandanti dei raid che da ottobre scorso terrorizzano Palermo. Gli investigatori hanno trovato nel cellulare di uno dei “picciotti” indagati per le intimidazioni subite da commercianti e imprenditori un messaggio del detenuto che, dietro le sbarre, poteva tranquillamente dare ordini con uno smartphone. L’uomo che aveva incaricato di compiere gli attentati aveva salvato il suo numero in rubrica con l’emoticon di due bombe. Lo hanno scoperto gli investigatori che hanno ricostruito il ruolo del detenuto Salvatore Verga nella catena di attentati che ha terrorizzato per mesi i commercianti di Palermo. Verga comunicava dal carcere con i suoi scagnozzi con un cellulare entrato in cella illegalmente. Uno dei suoi uomini, Salvatore Piazza, prendeva direttive dal trafficante tramite messaggi inviati appunto col cellulare. Analizzando questi gli inquirenti sono arrivati a scoprire che dietro al numero memorizzato da Piazza con l’emoticon delle bombe c’era un apparecchio in uso al detenuto. Il 25 maggio 2026, hanno accertato i carabinieri, Verga aveva ordinato a Piazza di colpire la sede della “Sicily By Car” autorizzandolo a ad avvalersi della collaborazione di complici. “Dm prenditi questo impegno fra”, scriveva Verga. “Prenditi ki vuoi. L ‘importante ke bruciaaa tuttooo”, aggiungeva nel messaggio whatsapp.

Lagalla: “Palermo capitale della memoria e dell’impegno civile contro la mafia”

“La presenza del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla cerimonia di svelamento della Fiat Croma sulla quale viaggiavano i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza il23 maggio 1992 rappresenta un momento di grande valore istituzionale e civile per Palermo e per l’intero Paese. Desidero rivolgere al Presidente Meloni il mio più sincero ringraziamento per aver voluto prendere parte a un’iniziativa che rinnova il dovere della memoria e testimonia la vicinanza delle istituzioni ai valori della legalità, della giustizia e della lotta alla criminalità organizzata, incarnati dal sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, e di tutte le vittime di mafia” ha affermato il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.

rainews.it

Ungheria, riforma costituzionale: decisa la destituzione del presidente Sulyok

Regno Unito si unisce al prestito UE da 90 miliardi all’Ucraina: contributo “equo”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *