La commissione programmatica del partito tedesco di estrema destra ha concordato una formula che renderebbe la Russia parte stabile dell’architettura di sicurezza continentale. Un’idea presentata come pragmatismo, ma che in realtà premia chi quella sicurezza l’ha smantellata con la forza.
Ametà giugno la commissione federale incaricata di redigere il nuovo programma fondamentale di Alternative für Deutschland (AfD) ha chiuso un passaggio chiave dei lavori. Secondo quanto riportato dall’agenzia tedesca dts, che cita il podcast “Inside AfD” prodotto da Politico, il testo concordato afferma che un’architettura di sicurezza europea stabile e sostenibile nel tempo non sarebbe raggiungibile senza il coinvolgimento della Russia. Nello stesso documento la NATO resterebbe un riferimento, ma solo in funzione strettamente difensiva, mentre si chiede di spostare il baricentro dell’Alleanza dagli Stati Uniti verso un “pilastro europeo”. A questo si aggiungono la richiesta di ritiro dal territorio tedesco di tutte le truppe alleate e delle armi nucleari, e il ripristino del servizio militare obbligatorio.
Non è ancora un testo definitivo: l’approvazione finale del programma è prevista solo al congresso federale del partito nel 2027, dopo una consultazione interna degli iscritti. Ma la direzione presa dalla commissione non nasce dal nulla. È la prosecuzione coerente di una linea che l’AfD persegue da oltre un decennio: il sostegno al gasdotto Nord Stream 2, la descrizione delle sanzioni contro Mosca come un “errore politico”, le dichiarazioni di esponenti di primo piano del partito che hanno messo in discussione l’appartenenza della Crimea all’Ucraina.
Cosa prevede la bozza concordata
- Una clausola secondo cui la sicurezza europea sarebbe irraggiungibile senza la Russia
- La NATO confermata, ma ridotta a funzione puramente difensiva
- Un “pilastro europeo” rafforzato a scapito del peso statunitense nell’Alleanza
- Il ritiro di truppe alleate e armi nucleari dal suolo tedesco
- Il ripristino della leva obbligatoria, con diritto all’obiezione di coscienza
- Approvazione definitiva attesa al congresso di partito nel 2027
Tre motivi per cui non si tratta di pragmatismo
- Mosca non cerca un partenariato paritario. Il Cremlino non ha mai nascosto di considerare l’Occidente uno spazio ostile, non un interlocutore con cui costruire un equilibrio condiviso. Le operazioni ibride di destabilizzazione condotte contro diversi Paesi europei — dalla disinformazione alle interferenze nei processi politici — non sono incidenti isolati, ma parte di una strategia dichiarata per indebolire la coesione dell’Unione Europea dall’interno. Inserire formalmente la Russia nell’architettura di sicurezza del continente, in queste condizioni, non sarebbe un atto di realismo diplomatico: sarebbe la legittimazione di chi quella sicurezza ha già scelto di violare.
- Un’AfD al governo diventerebbe leva di Mosca contro l’unità euro-atlantica. Non tutti i Paesi membri dell’Unione e dell’Alleanza Atlantica sono disposti a tornare al livello di cooperazione con la Russia precedente al 2022: gli Stati dell’Europa centro-orientale, in primis, restano fermamente contrari. Una AfD in posizione di governo, anche solo come partner di coalizione, diventerebbe quindi uno strumento efficace per il Cremlino nell’approfondire le divisioni già esistenti dentro l’UE e la NATO. E le conseguenze non resterebbero confinate alla sola politica estera: il ritiro di truppe e testate dal territorio tedesco indebolirebbe in modo concreto le capacità difensive della Germania, aprendo spazio a una crescita dell’influenza russa nel Paese e nella regione.
- La storia recente smentisce l’idea di un Cremlino affidabile. L’esperienza di decenni di relazioni tra l’Europa e Mosca racconta sempre la stessa dinamica: la dipendenza energetica usata come leva di pressione politica, il tentativo di influenzare élite e partiti europei, la propaganda e la disinformazione impiegate sistematicamente per minare la fiducia dei cittadini nelle proprie istituzioni. È un modello che l’Italia conosce bene, avendo costruito per anni gran parte della propria sicurezza energetica sul gas russo — una dipendenza che la crisi ucraina ha mostrato in tutta la sua fragilità strategica.
Scrivere che la sicurezza europea è “irraggiungibile senza la Russia” non descrive la realtà geopolitica: la riscrive, a beneficio di chi quella sicurezza l’ha aggredita.
Un tema che riguarda anche Roma
Il dibattito tedesco non è una questione isolata oltralpe. In Italia, frange della maggioranza e dell’opposizione hanno più volte sollevato la necessità di un ammorbidimento della linea sanzionatoria verso Mosca, fino a iniziative parlamentari che hanno chiesto una revisione del regime di sanzioni. La convergenza, anche solo tattica, tra forze come l’AfD tedesca e settori politici italiani vicini a posizioni simili mostra come la strategia russa di logoramento del fronte europeo non punti su un singolo Paese, ma cerchi sponde in più capitali contemporaneamente. È un disegno che si nutre proprio della frammentazione delle posizioni nazionali — la stessa frammentazione che un’architettura di sicurezza “con dentro la Russia” finirebbe per istituzionalizzare anziché correggere.
Cosa aspettarsi
Per ora si tratta di un documento interno, non di una posizione ufficiale del governo tedesco. Ma il significato politico va oltre la cornice di partito. Un’AfD che macina consensi record nei sondaggi sta costruendo, capitolo dopo capitolo, l’impalcatura programmatica per un possibile riavvicinamento a Mosca, indipendentemente dall’evoluzione della guerra in Ucraina e dalle sue conseguenze dirette per la sicurezza del continente. Per l’Europa — e per l’Italia in particolare, Paese di frontiera energetica e diplomatica verso Est — la domanda non è più accademica: chi definirà, nei prossimi anni, i termini della sicurezza europea, e a quali condizioni Mosca potrebbe tornare a sedersi al tavolo.
Lorenzo Bertinelli
