Dai Red Devils ai Bts: perché la Corea del Sud è la squadra più pop dei Mondiali

Ventiquattro anni dopo la storica semifinale del 2002, la Corea del Sud torna ai Mondiali guidata da Son Heung-min e da una nuova generazione di talenti. Ma nel frattempo è cambiato anche il Paese.

Nel 2002 il mondo imparò a conoscere la Corea del Sud grazie al calcio. La cavalcata fino alle semifinali del Mondiale organizzato insieme al Giappone trasformò una nazionale poco conosciuta in un fenomeno globale. Le immagini delle piazze di Seul invase dai Red Devils, i tifosi vestiti di rosso, i cori incessanti e l’entusiasmo di un intero Paese fecero il giro del mondo. 

Per gli italiani fu il Mondiale dell’arbitro Byron Moreno, dell’espulsione di Francesco Totti, del gol annullato a Damiano Tommasi e del golden goal di AhnJung-hwan che eliminò gli Azzurri agli ottavi di finale. Pochi giorni dopo sarebbe toccato alla Spagna salutare il torneo tra nuove polemiche arbitrali. Tra entusiasmi e controversie, la Corea arrivò fino alle semifinali, firmando il miglior risultato della storia per una nazionale asiatica.

A guidare quella squadra c’era Guus Hiddink. In campo, però, uno dei leader era Hong Myung-bo, capitano e simbolo di una generazione. Oggi è lui il commissario tecnico dei Taeguk Warriors, i Guerrieri del Taeguk, dal simbolo rosso e blu che campeggia al centro della bandiera sudcoreana, chiamato a riportare la Corea ai livelli di quella leggendaria estate del 2002.

Se nel 2002 molti tifosi europei conoscevano poco o nulla della Corea del Sud, oggi accade quasi il contrario. Uno dei filmati più condivisi delle ultime ore mostra l’accoglienza riservata a Son Heung-min e compagni in Messico. Mariachi, selfie, bandiere e centinaia di tifosi hanno accolto la nazionale al suo arrivo, trasformando Guadalajara in una piccola capitale coreana. Un incontro tra culture che racconta bene lo spirito di questo Mondiale e il seguito internazionale conquistato dalla Corea del Sud negli ultimi anni.Milioni di persone arrivano ai Mondiali conoscendo già il Paese attraverso la musica, il cinema e le serie televisive. Sono gli anni dei BTS, delle Blackpink, di Squid Game, di Parasite, della moda coreana, del k-beauty e delle grandi aziende tecnologiche che hanno reso Seul uno dei centri più influenti della cultura contemporanea.

Quella che gli studiosi chiamano Hallyu, l’onda coreana, è diventata uno dei casi di soft power più studiati degli ultimi vent’anni. E il calcio viaggia dentro questa stessa onda.

Oggi il volto della Corea è Son Heung-min. A 33 anni affronta il quarto Mondiale della carriera e continua a essere il giocatore asiatico più conosciuto del pianeta. In patria la sua popolarità supera ampiamente i confini del calcio e molti lo considerano uno degli ambasciatori più efficaci dell’immagine della Corea nel mondo.

Accanto a lui cresce Lee Kang-in, tecnico, creativo, cresciuto in Spagna, è il simbolo della nuova generazione del calcio coreano.

Per i tifosi italiani, invece, il nome più familiare è probabilmente quello di Kim Min-jae. Quando arrivò a Napoli nell’estate del 2022 pochi immaginavano che sarebbe diventato uno dei simboli dello storico scudetto conquistato dalla squadra di Luciano Spalletti. Chiamato a raccogliere l’eredità di Kalidou Koulibaly, riuscì nell’impresa di non far rimpiangere il difensore senegalese, diventando uno dei protagonisti di quella stagione.Tra i giocatori più attesi c’è anche Cho Gue-sung, l’attaccante che durante il Mondiale del 2022 divenne un fenomeno virale globale. Le sue foto fecero il giro dei social, migliaia di utenti iniziarono a cercare il suo nome online e il numero dei suoi follower su Instagram esplose nel giro di pochi giorni, passando da poche decine di migliaia a milioni.

I media internazionali lo ribattezzarono rapidamente il “calciatore più bello del Mondiale”. Dopo il Qatar arrivarono servizi fotografici, copertine e una popolarità che andava ben oltre il calcio. 

A distanza di quattro anni, nonostante gli infortuni abbiano rallentato la sua crescita, Cho resta uno dei giocatori più riconoscibili della rosa sudcoreana. E la sua storia racconta forse meglio di qualsiasi statistica quanto il calcio e la cultura pop si siano intrecciati nella Corea contemporanea: una nazionale che può far parlare di sé per un gol, ma anche per un trend su TikTok.

Molti dei video più condivisi dedicati ai Taeguk Warriors non utilizzano gli inni ufficiali del Mondiale. Al contrario, sono spesso accompagnati da canzoni che hanno contribuito a rendere la Corea un fenomeno globale. Tra queste c’è soprattutto Dynamite, uno dei più grandi successi dei BTS, utilizzata come colonna sonora di montaggi dedicati alla nazionale, ai tifosi e all’arrivo della squadra in Messico.Innumerevoli anche i riferimenti a Dreamers, la canzone interpretata da Jungkook per il Mondiale del Qatar 2022. A quattro anni di distanza il brano è tornato a circolare su TikTok e Instagram attraverso migliaia di montaggi dedicati alla Corea del Sud. Tra i commenti non mancano i messaggi nostalgici e gli inviti a “riportare Jungkook ai Mondiali”, segno di quanto il legame tra il Paese e la sua cultura pop continui a essere più vivo che mai.

rainews.it


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