Meloni alla Camera per comunicazioni in vista del Consiglio europeo

La premier: “Il confilitto supera oggi per durata la Prima guerra mondiale. Linea italia non cambia, sostegno a Kiev e pressione su Mosca”

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla Camera per rendere le comunicazioni in vista della prossima riunione del Consiglio europeo in programma il 18 e 19 giugno a Bruxelles

La seduta dell’Aula della Camera è ripresa dopo la pausa per consentire alla premier Meloni di consegnare il discorso al Senato. In corso il dibattito sulle comunicazioni della presidente del Consiglio che impegnerà l’Aula per circa due ore. 

Al termine, Meloni svolgerà le repliche e a seguire si terranno le dichiarazioni di voto e il voto sulle risoluzioni.

Previsti gli interventi, tra gli altri, della segretaria del Pd Elly Schlein, del presidente del M5s Giuseppe Conte e del deputato di Avs Angelo Bonelli.

Confilitto supera oggi per durata Prima guerra mondiale
“Il prossimo Consiglio Europeo si riunirà ancora una volta in una fase di trasformazioni profonde, di sfide complesse, dalla guerra in Ucraina, che proprio oggi supera per durata la Prima guerra mondiale, alla crisi in Medio Oriente, dalle tensioni che impattano sull’economia globale, alle esigenze di rafforzamento della sicurezza e della difesa comune, dalle iniziative necessarie a garantire competitività al nostro al nostro sistema produttivo, fino alle nuove emergenze sanitarie internazionali, l’Unione Europea è chiamata a dimostrare capacità di iniziativa, unità, visione strategica”. Così la presidente del Consiglio durante le comunicazioni alla Camera.

Linea italia non cambia, sostegno a Kiev e pressione su Mosca
“A oltre 4 anni dall’avvio dell’aggressione russa contro Kiev, quell’aggressione a dispetto dei continui proclami non si è mai trasformata in una vittoria. E questo è stato possibile grazie all’eroica resistenza del popolo ucraino, al sostegno che la nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa. Dopo il fallimento dell’offensiva invernale, anche l’annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato insuccessi alla Russia. Il fronte è praticamente fermo e dal primo gennaio 26 ad oggi Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo. Deriva anche da qui la frustrazione di Mosca che si traduce in nuovi e massicci attacchi contro la popolazione civile, così come gli ultimatum rivolti a Kiev per le ripetute violazioni dello spazio aereo dell’Unione Europea e della Nato che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania, comportamenti inaccettabili che l’Italia ha condannato e condanna con fermezza. La nostra solidarietà all’Ucraina resta piena, convinta, concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, progetti per la ricostruzione. La nostra linea non cambia. Sostenere Kiev, mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l’unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il 20esimo pacchetto di sanzioni europee, perché fino a quando la Russia rifiuterà di cessate il fuoco e l’avvio di trattative reali, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica”.

Individuare figura autorevole che porti punto di vista Ue
“La fermezza da sola non basta più, dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace lavorando insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina, obiettivo per il quale è chiaramente indispensabile preservare l’unità euro-atlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, sfida non sempre facile ma necessaria. Solo che coordinamento non significa delega. In qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa ed è all’Europa a doverle negoziare”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Intendo che la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o auto esclusione – spiega la premier -. Continuo a porre il tema della necessità che l’Europa avvia una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi. L’Unione Europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo. Ma per ma per farlo, una volta stabilito in maniera univoca quale sia dal nostro punto di vista l’obiettivo finale del negoziato, occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale. Perché procedere a tentoni con formati variabili non adeguatamente rappresentativi produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero dal mio punto di vista non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che allo Stato nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa. Per questo motivo sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli stati membri per portare il punto di vista dell’Europa ed è in questa direzione che continuo a lavorare”.

Meglio meno riunioni ridondanti in Europa
“Il percorso di adesione” dell’Ucraina all’Ue “dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i paesi candidati, inclusi la Moldova e i paesi dei Balcani occidentali. Insomma, tanto sull’Ucraina quanto sui Balcani, le nostre posizioni sono sempre le stesse e le rappresentiamo con chiarezza e coraggio in ogni sede, indipendentemente dalla partecipazione o meno alla singola riunione. E anzi, dal mio punto di vista, se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi”. 

Italia non è parte del conflitto e non intende diventarlo
“Nel prossimo Consiglio Europeo si discuterà anche della crisi in Medio Oriente, che continua a destare enorme preoccupazione sotto il profilo umanitario, della sicurezza regionale e della stabilità economica globale. Le conseguenze di questa crisi incidono direttamente sugli equilibri internazionali, sulla libertà di navigazione, sui mercati energetici, sulle catene di approvvigionamento dai fertilizzanti alle materie prime critiche e quindi anche sulle economie europee, compresa quella italiana. Anche qui la nostra linea è la stessa fin dall’inizio, l’Italia non è parte del conflitto e non intende diventarlo”. Così la presidente del Consiglio durante le comunicazioni. “Il nostro obiettivo è che la guerra termini al più presto, che si eviti un ulteriore allargamento della crisi e che si creino le condizioni per riportare in confronto dentro un percorso politico e diplomatico – spiega la premier -. Chiaramente questo non significa restare fermi o ignorare le conseguenze che la crisi produce a livello globale e direttamente sui nostri interessi nazionali, significa al contrario muoversi con responsabilità, tutelando i cittadini italiani, le nostre imprese, i nostri militari presenti nell’area, la sicurezza degli approvvigionamenti e la libertà delle rotte commerciali”. “E qui voglio ribadire – aggiunge – che consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di alterare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso lo Stretto, perché la libertà di navigazione è un bene comune mondiale e non può essere piegato a logiche di ricatto e perché consentire che qualcuno selezioni chi può e chi non può passare da uno snodo marittimo fondamentale significherebbe aprire il varco a un mondo nel quale le grandi rotte marittime diventano tutte strumenti di pressione politica, dico eccezionale militare. Quando accade a Hormuz, dunque, non riguarda soltanto Hormuz. Per questo è necessaria una risposta ferma, coordinata, responsabile della comunità internazionale nel suo insieme. Ed è la ragione per cui in questi mesi abbiamo lavorato in stretto coordinamento con i nostri principali partner europei e atlantici per valutare le opzioni necessarie a garantire la sicurezza della navigazione e la tutela delle rotte commerciali nell’area di Hormuz”.

Negoziato fragile sempre se ancora possibile
“Sul piano diplomatico, continuiamo a sostenere l’altalenante dialogo tra Stati Uniti e Iran e l’importante opera di facilitazione svolta da diversi paesi, in particolare Qatar e Pakistan, nella consapevolezza che il negoziato resta fragile e che le questioni ancora aperte sono molteplici e complesse, sempre che un negoziato sia ancora possibile alla luce delle ultime notizie che conoscete”. 

Dichiarazioni Ben Gvir inaccettabili e poco dignitose
“L’Italia intende sostenere misure mirate contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l’odio e l’estremismo, compromettendo la prospettiva dei due Stati, o come il ministro Ben Gvir che abbiamo chiesto di sanzionare a fronte dell’inaccettabile comportamento di cui si è reso protagonista nei confronti di cittadini italiani. E approfitto anche per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto sulla nostra nazione qualche giorno fa, dichiarazioni che considero inaccettabili per l’Italia, ma anche poco dignitose per Israele”. 

Chi colpisce Unifil colpisce la comunità internazionale
“Collegata alla crisi in Iran e anche la ripresa del conflitto in Libano, una nazione alla quale l’Italia è legata da una profonda amicizia e da un impegno storico per la pace e la stabilità. È testimoniato, del resto, da decenni dai nostri soldati che ancora una volta voglio ringraziare per il loro prezioso lavoro condotto in Libano con professionalità, coraggio e senso dello Stato. Proprio per questo siamo stati e saremo sempre molto chiari: ogni attacco contro Unifil, contro il suo personale, contro le sue basi, contro la libertà di movimento della missione è inaccettabile. Lo abbiamo condannato senza ambiguità, continueremo a farlo. La sicurezza dei caschi blu deve essere garantita da tutti gli attori sul terreno. Chi colpisce o minaccia Unifil non colpisce soltanto una missione delle Nazioni Unite, colpisce la comunità internazionale ed è uno dei pochi presidi che in questi anni hanno contribuito a evitare un conflitto ancora più ampio”. 

A vertice Nato ci presenteremo con 2,8% del Pil investito
“Al vertice Nato l’Italia si presenterà con il 2,8% del proprio Pil investito in difesa e sicurezza, segnando un aumento dello 0,71, che è garantito però soprattutto alle spese legate alla sicurezza sul territorio. E proprio perché non ci sottraiamo alle nostre responsabilità, proprio perché non ci manca il coraggio di dire le cose come stanno, non possiamo non considerare il mutamento dello scenario nel quale operiamo. La difesa è importante, certo, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto lo è altrettanto. E queste due priorità sono interconnesse. Senza sicurezza l’energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”.

Finiti tempi in cui Italia accoglieva più immigrati per flessibilità
“Dopo un negoziato lungo e complesso abbiamo ricevuto” da Bruxelles “la risposta che auspicavamo. La possibilità di attivare su base volontaria la cosiddetta National Escape Clause ci consentirà di investire 14 miliardi di euro nei prossimi 3 anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia che colpisce soprattutto le famiglie vulnerabili e le imprese energivore, ma più in generale tutti gli italiani. Si tratta di un risultato molto importante, che in parecchi consideravano impossibile, ma che abbiamo centrato dimostrando la capacità dell’Italia di far valere in Europa i propri interessi e proporre soluzioni efficaci e di buon senso”. Così la presidente del Consiglio. “Con lo stesso pragmatismo nelle prossime settimane provvederemo a definire, in stretto accordo con la Commissione, un paniere di misure finanziabili grazie alla flessibilità che abbiamo ottenuto e questo consentirà, tra l’altro, di alleggerire il bilancio nazionale, di avere più risorse per sostenere le famiglie e le imprese in questa difficile congiuntura – ha aggiunto la premier -. Sono, in sostanza lontani i tempi in cui l’Italia, per avere maggiore flessibilità di bilancio, doveva dirsi disponibile a ricevere più immigrati illegali sul suo territorio. Quelli erano altri tempi. Oggi c’è un governo che riesce a ottenere maggiore flessibilità proprio mentre può vantare una riduzione dell’80% degli immigrati illegali che sbarcano sulle sue coste”.

rainews.it

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