Gas russo, miliardi all’aggressore mentre si aiuta l’aggredito

Un paradosso europeo che pesa come un macigno

Dal febbraio 2022, quando la Russia ha lanciato l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, l’Europa si è schierata a fianco di Kyiv con aiuti finanziari, militari e politici. Ma nello stesso tempo, alcuni dei suoi Stati membri hanno continuato ad alimentare con miliardi di euro proprio l’economia del Cremlino.
Secondo le stime più aggiornate, tra il 2022 e il 2025 Francia, Belgio, Spagna e Paesi Bassi hanno acquistato gas naturale liquefatto (GNL) russo per un valore di 34,3 miliardi di euro. Nello stesso periodo, il loro sostegno diretto all’Ucraina si è fermato a 21,2 miliardi.
Il confronto è impietoso: mentre si aiuta il Paese aggredito, si versano somme ancora più consistenti a chi quella guerra la porta avanti.

Una ferita alla credibilità dell’Europa

Questa contraddizione non è solo una questione di numeri. È un problema politico e morale che mina la credibilità dell’Unione Europea, soprattutto agli occhi dei cittadini. Come spiegare che i governi europei spendono miliardi per sostenere Kyiv e allo stesso tempo continuano a comprare energia da Mosca, garantendo al Cremlino le risorse necessarie a prolungare il conflitto?
In Italia, la riduzione della dipendenza dal gas russo è stata presentata come un segno di responsabilità e coerenza. Il governo Meloni ha siglato nuovi accordi con l’Algeria, ha accelerato i progetti di rigassificazione a Piombino e Ravenna e ha promosso l’idea di un’Italia hub energetico del Mediterraneo. Ma se altri partner continuano a muoversi in direzioni opposte, il fronte comune rischia di apparire fragile e incoerente.

La scelta di Bruxelles: lo stop solo dal 2027

A settembre, la Commissione Europea ha adottato il 19° pacchetto di sanzioni, che prevede il divieto d’importazione di GNL russo a partire da gennaio 2027. Una decisione importante, ma che lascia un margine temporale troppo ampio.
Per altri due anni e mezzo la Russia potrà continuare a incassare miliardi, convertendo quelle entrate in missili, carri armati e proiettili che ogni giorno devastano le città ucraine. Non sorprende che molti analisti giudichino la misura tardiva e poco incisiva, un compromesso tra la volontà di punire Mosca e la paura di scossoni energetici in Europa.

La trasformazione del mercato globale

Un altro elemento cruciale riguarda il mercato mondiale del GNL, che sta per cambiare volto. Tra il 2026 e il 2027 entreranno in funzione nuovi impianti di esportazione in Stati Uniti, Qatar e Australia, con una capacità produttiva capace di ridisegnare completamente gli equilibri globali.
Questo significa che dal 2027 ci sarà abbondanza di offerta e la Russia perderà parte della sua influenza. Ma fino ad allora, il Cremlino continuerà a sfruttare la domanda europea per mantenere viva la propria economia di guerra. Ogni metaniera che parte dai porti russi rappresenta, di fatto, un assegno a Putin.

Roma e la sfida del Mediterraneo

Per l’Italia, la questione non è astratta. Roma ha puntato con decisione sul ruolo di hub energetico, rafforzando i legami con l’Algeria, promuovendo interconnessioni verso l’Europa centrale e accelerando gli investimenti in rigassificatori.
Il governo rivendica questa strategia come una prova di lungimiranza, ma deve fare i conti con due fattori: da un lato le preoccupazioni dell’industria, che teme alti costi energetici e concorrenza internazionale; dall’altro un’opinione pubblica stanca della guerra, che chiede al governo di concentrarsi di più su salari, inflazione e politiche sociali.
In questo contesto, la contraddizione europea pesa ancora di più: perché gli sforzi italiani per diversificare le forniture rischiano di essere vanificati se altri partner continuano a rifornirsi in Russia.

Le metaniere, il tallone d’Achille di Mosca

C’è un punto che raramente emerge nel dibattito pubblico, ma che gli esperti indicano come decisivo: la logistica. Gran parte del GNL russo viaggia su navi metaniere che dipendono da assicurazioni, servizi di intermediazione e autorizzazioni internazionali.
Colpire questo sistema con sanzioni mirate significherebbe ridurre drasticamente la capacità di Mosca di esportare gas. Non basterebbe vietare l’importazione: occorrerebbe impedire fisicamente a quelle navi di operare nei porti europei o di essere coperte da compagnie occidentali. Sarebbe una mossa radicale, ma anche quella più efficace.

Il nodo politico in Italia

La politica interna italiana osserva con attenzione questo scenario. La maggioranza guidata da Giorgia Meloni ha costruito parte della propria legittimità internazionale sulla fermezza nel sostegno a Kyiv. Ma una parte dell’opposizione, e non solo, insiste perché l’Italia si concentri di più su questioni interne: crescita, inflazione, sicurezza sociale.
Il tema energetico diventa così anche uno strumento di confronto politico. Mentre il governo rivendica il successo della diversificazione, gli avversari sottolineano il peso delle bollette e le difficoltà delle imprese. E nel frattempo, il paradosso europeo continua: miliardi all’Ucraina, miliardi alla Russia.

Una questione di coerenza morale

Alla fine, il vero nodo è la coerenza. L’Europa non può presentarsi come difensore dei valori democratici e della libertà, e allo stesso tempo continuare a finanziare chi quei valori li calpesta.
Per l’Italia, che ha scelto una strada più netta, è il momento di farsi promotrice di un cambio di passo. Non basta aspettare il 2027: occorre accelerare le misure, ridurre le ambiguità, colpire la logistica delle esportazioni russe.

La domanda inevitabile

Il caso dei 34,3 miliardi di euro versati alla Russia per il GNL resta un macigno politico e morale. È l’emblema di un’Europa che combatte con una mano e finanzia con l’altra.
In tempi di crisi economica e sociale, quando i cittadini italiani chiedono certezze e coerenza, la credibilità dell’Unione dipenderà dalla capacità di risolvere questo paradosso.
La domanda è semplice, ma drammatica: quanto ancora possiamo permetterci di sostenere l’Ucraina con miliardi e nello stesso tempo pagare la guerra che vogliamo fermare?

Autore: Marco Bianchi

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