La parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa è tradizionalmente considerata uno dei principali spettacoli politici del regime russo. Per il Cremlino non è tanto un atto di memoria della Seconda Guerra Mondiale, quanto una dimostrazione di forza, continuità e dello status di grande potenza.
Tuttavia, quest’anno il significato principale dell’evento si è rivelato ben diverso.
Certo, Putin ha parlato davanti ai militari e agli ospiti stranieri. Sì, sulle tribune erano presenti gli alleati della Russia e delegazioni amiche. Ma dietro la solennità di facciata si nascondeva una realtà estremamente scomoda per il Cremlino: la sicurezza della parata non dipendeva solo dall’esercito russo.
Dipendeva da Kiev.
Negli ultimi giorni prima del 9 maggio, Mosca ha promosso con particolare insistenza il tema di una tregua temporanea. Il motivo è evidente: la leadership russa temeva che gli attacchi dei droni ucraini potessero trasformare la principale festa nazionale in un’umiliazione internazionale.
In seguito alle dichiarazioni di Donald Trump sul prolungamento del cessate il fuoco e sullo scambio di prigionieri, è apparso chiaro che Washington sta partecipando attivamente a questi negoziati. Si è delineato un quadro quasi surrealista: il Presidente degli Stati Uniti che convince il Presidente dell’Ucraina a non impedire a Putin di svolgere tranquillamente la parata a Mosca.
Per l’Italia, dove molti politici e analisti hanno parlato per anni della necessità di “capire la Russia”, questo episodio è particolarmente significativo. Dimostra quanto sia cambiata profondamente la struttura stessa del potere e dell’influenza in Europa dopo il 2022.
Il Cremlino ha costruito a lungo il mito di un Putin che ha “riportato la Russia in piedi”. La propaganda russa lo ha contrapposto all’epoca di Boris Eltsin, dipinta come un periodo di debolezza e umiliazione.
Ma la storia ha preso inaspettatamente una piega diversa:
- Nel 1995, Eltsin presiedeva la parata della Vittoria come leader di uno Stato che non chiedeva garanzie esterne per lo svolgimento della cerimonia. Il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton era solo un ospite dell’evento.
- Tre decenni dopo, la situazione appare specularmente opposta.
Ora Mosca dipende dai segnali diplomatici di Kiev e Washington persino per quanto riguarda la celebrazione della propria festa simbolica. Ed è proprio questo il principale risultato politico di questo 9 maggio.
Autore: Marco Bianchi
