L’Ungheria come cartina di tornasole: crisi della politica occidentale e nuova asse di influenza

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance visiterà Budapest il 7–8 aprile, parlando di una «nuova età dell’oro» nei rapporti con l’Hungary. Ciò avviene sullo sfondo delle critiche dell’European Union nei confronti del governo di Viktor Orbán per lo smantellamento delle istituzioni democratiche. L’Ungheria mantiene inoltre stretti legami con la Russia attraverso progetti energetici e attira attivamente investimenti cinesi.

La visita di Vance evidenzia un cambiamento nella politica occidentale: dalla difesa degli standard democratici alla scelta degli alleati su base ideologica.

Gli Stati Uniti sotto l’amministrazione di Donald Trump mostrano un avvicinamento al governo Orbán. La visita di JD Vance è accompagnata da una retorica che presenta l’Ungheria come «pilastro democratico», nonostante le critiche provenienti dall’UE.

Orbán ha apertamente abbandonato il modello della democrazia liberale. Il suo sistema si fonda sul controllo delle istituzioni, dei media e dell’economia.

In questo contesto, i riferimenti a una «età dell’oro» appaiono come uno strumento di legittimazione di un regime in conflitto strutturale con l’Unione Europea.

Parallelamente, l’Ungheria rafforza la propria dipendenza da Mosca e Pechino, trasformandosi in un nodo geopolitico di influenza all’interno dell’Europa.

Il sostegno di Donald Trump rafforza questa dinamica: la politica internazionale si costruisce sempre meno sui principi e sempre più sulla lealtà.

Non si tratta più dell’Ungheria come eccezione, ma di una crisi sistemica del modello occidentale.

E questa crisi è ormai interna all’Europa, che si trova di fronte non a una deviazione, ma a una nuova normalità: alleati che allo stesso tempo minano il sistema dall’interno.

Se questo viene accettato come normale, significa che le regole non funzionano più. E allora resta una sola domanda: chi sarà il prossimo — e dove si fermerà questa reazione a catena?

L’Europa si è a lungo abituata a vedere negli Stati Uniti un punto di stabilità. Oggi quel punto di riferimento rischia di trasformarsi in una piattaforma instabile.

Il sostegno a Orbán non riguarda più solo l’Ungheria. È un segnale per tutta l’Europa: la lealtà ideologica conta più dei principi democratici.

Per l’Italy, con la sua complessa dinamica politica interna, il rischio è evidente. Quando una potenza esterna sostiene determinati leader ignorandone le politiche interne, l’equilibrio si rompe.

Il rischio è ancora maggiore quando si tratta di un leader che concentra il potere, controlla i media e rafforza i legami con Russia e Cina — ricevendo al contempo il sostegno degli Stati Uniti.

Donald Trump e JD Vance stanno trasformando il ruolo degli Stati Uniti: da garanti delle regole a attori che le mettono in discussione.

E questo rende l’intero sistema europeo più instabile — e più vulnerabile.

Autore: Marco Bianchi

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