In Iran dilaga la protesta. Time: almeno 217 manifestanti uccisi a Teheran

Coinvolte 46 città in 21 province. Rubio: “Gli Usa sostengono il coraggioso popolo iraniano”. Media locali: “Violenze scatenate da agenti terroristi di Usa e Israele”. Reza Pahlavi chiede l’intervento di Trump

Si è conclusa un’altra notte di proteste contro il governo iraniano: sei gli ospedali di Teheran che hanno registrato il “numero record” di 217 manifestanti uccisi durante i tentativi di repressione. Il dato è stato riferito da un medico iraniano intervistato dal Time.

Il professionista ha affermato che le autorità hanno rimosso i cadaveri dall’ospedale ieri: la maggior parte di loro erano giovani, colpiti dai proiettili sparati dalle mitragliatrici esplosi dalla forza di sicurezza. 

Conferme arrivano anche dalla Bbc a cui un medico e un assistente sociale di due diversi ospedali in Iran hanno dichiarato che le loro strutture sono “sopraffatte” dai feriti. Un medico iraniano ha contattato la testata britannica ieri sera tramite la rete Internet satellitare Starlink affermando che l’ospedale Farabi, il principale centro oculistico di Teheran, è entrato in modalità crisi e i servizi di emergenza sono sovraccarichi. Si dice anche che i ricoveri e gli interventi chirurgici non urgenti siano stati sospesi e che il personale sia stato chiamato a gestire i casi di emergenza. Molti dei feriti presentavano ferite da arma da fuoco alla testa e agli occhi.

L’esercito iraniano intanto promette di salvaguardare gli interessi nazionali, le infrastrutture strategiche e la proprietà pubblica del Paese: è quanto dichiarato in una nota in cui i cittadini vengono esortati a essere vigili per sventare quelli che definisce “i complotti del nemico“.
Si è conclusa un’altra notte di proteste contro il governo iraniano: sei gli ospedali di Teheran che hanno registrato il “numero record” di 217 manifestanti uccisi durante i tentativi di repressione. Il dato è stato riferito da un medico iraniano intervistato dal Time.

Il professionista ha affermato che le autorità hanno rimosso i cadaveri dall’ospedale ieri: la maggior parte di loro erano giovani, colpiti dai proiettili sparati dalle mitragliatrici esplosi dalla forza di sicurezza. 

Conferme arrivano anche dalla Bbc a cui un medico e un assistente sociale di due diversi ospedali in Iran hanno dichiarato che le loro strutture sono “sopraffatte” dai feriti. Un medico iraniano ha contattato la testata britannica ieri sera tramite la rete Internet satellitare Starlink affermando che l’ospedale Farabi, il principale centro oculistico di Teheran, è entrato in modalità crisi e i servizi di emergenza sono sovraccarichi. Si dice anche che i ricoveri e gli interventi chirurgici non urgenti siano stati sospesi e che il personale sia stato chiamato a gestire i casi di emergenza. Molti dei feriti presentavano ferite da arma da fuoco alla testa e agli occhi.

L’esercito iraniano intanto promette di salvaguardare gli interessi nazionali, le infrastrutture strategiche e la proprietà pubblica del Paese: è quanto dichiarato in una nota in cui i cittadini vengono esortati a essere vigili per sventare quelli che definisce “i complotti del nemico“.

Rivolta in Iran, manifestanti abbattono la statua di Soleimani

08/01/2026

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Le rivolte si sono estese nelle ultime due settimane in tutto il Paese: migliaia di persone sono scese in strada dopo l’appello dell’ex principe ereditario in esilio, Reza Pahlavi, a manifestare, sfidando il blackout informativo e la repressione delle forze di sicurezza. 

L’amministrazione americana a sua volta è tornata a schierarsi al fianco dei manifestanti: “Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano”, è quanto ha scritto su X il segretario di Stato, Marco Rubio.

E proprio oggi il figlio dell’ultimo scià ha chiesto l’intervento di Trump in Iran. In un messaggio su X Pahlavi si è rivolto al presidente Usa: “Lei ha dimostrato, e so che è, un uomo di pace e un uomo di parola. la prego di essere pronto a intervenire per aiutare il popolo iraniano”. Poi ha confermato che si prepara ad andare in Iran per unirsi alle proteste.

Intanto continua il blocco della rete. Secondo l’ONG di  monitoraggio della sicurezza informatica Netblocks il blackout di internet imposto dallo scorso giovedì rimane in vigore: “I dati mostrano che la chiusura è in corso da 36 ore, e che limita gravemente la possibilità per gli iraniani di assicurarsi della situazione di amici e cari”.

Brevi video, diffusi online prima dell’oscuramento della rete, mostrano i manifestanti a Teheran e in altre città mentre protestano con slogan contro la Repubblica islamica tra detriti in fiamme nelle strade. Al momento, secondo Human Rights Activist, le manifestazioni coinvolgono 46 città in 21 province.

“Il popolo iraniano sta lottando per il proprio futuro. Ignorando le sue legittime richieste, il regime mostra la sua vera natura” scrive su X l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas. “Le immagini provenienti da Teheran rivelano una risposta sproporzionata e pesante da parte delle forze di sicurezza. Qualsiasi violenza contro manifestanti pacifici è inaccettabile. Bloccare internet mentre si reprimono violentemente le proteste smaschera un regime che ha paura del proprio popolo”.

La tv di Stato iraniana ha rotto il silenzio sulle manifestazioni, accusando “agenti terroristi” legati agli Stati Uniti e a Israele di aver appiccato incendi e fomentato la violenza. L’emittente ha parlato genericamente di “vittime”, senza fornire dettagli.

Il capo della magistratura iraniana, intanto, ha minacciato che le punizioni per i manifestanti “saranno decisive, massime e senza alcuna clemenza legale”. Il commento, riportato dalla televisione di Stato iraniana, è stato pronunciato da Gholamhossein Mohseni-Ejei che ha ulteriormente segnalato l’imminente repressione contro i manifestanti, dato che il governo iraniano ha bloccato Internet e le telefonate dall’estero.

Il blackout digitale

Diverse zone dell’Iran hanno subito e stanno ancora subendo un blackout digitale, con le connessioni Internet crollate e cellulari irraggiungibili anche telefonicamente. “È per questo che Internet è stato chiuso: per impedire al mondo di vedere le proteste” ha commentato Holly Dagres, analista del Washington Institute for Near East Policy citato dall’AP. Secondo l’ex principe Pahlavi – riferisce sempre l’AP – il regime avrebbe tagliato non solo la rete, ma anche le linee telefoniche terrestri e potrebbe tentare di disturbare i segnali satellitari. Pahlavi ha quindi invitato i leader europei a unirsi agli Stati Uniti per “chiamare il regime alle proprie responsabilità” e ripristinare le comunicazioni, affinché “la voce del popolo iraniano non venga messa a tacere”.

Alcune riprese video mostrano che i manifestanti hanno dato fuoco a un ufficio della Islamic Republic of Iran Broadcasting a Isfahan durante le proteste. Attivisti antiregime hanno condiviso filmati che sembrano mostrare migliaia di persone marciare per le strade di Mashhad, bloccando un importante viale nella città nord-orientale. Mashhad è nota per aver dato i natali alla Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, ed è la seconda città più grande del Paese, dopo Teheran. Le riprese effettuate a Teheran mostrano veicoli ribaltati e bruciati.

Secondo quanto riportato dall’Organizzazione Hengaw per i diritti umani, che cita i media statali iraniani, due ufficiali del regime iraniano sono stati uccisi durante le proteste nella città di Kermanshah, nell’Iran occidentale.Trump: “Pronti a colpire il regime se reprime le manifestazioni”

Sul fronte internazionale, il presidente Usa Trump ha lanciato un duro avvertimento al regime iraniano, promettendo di sostenere la popolazione che protesta contro gli ayatollah. “In passato hanno sparato a più non posso alla gente” ha detto in un’intervista a Fox News, “c’erano persone inermi abbattute dalle mitragliatrici oppure portate in prigione e impiccate”. “Hanno giocato duro” ha aggiunto il presidente. “Se lo faranno ancora, li colpiremo molto duramente. Possiamo colpirli duramente. Siamo pronti a farlo”.

Trump ha anche lasciato intendere che la guida suprema Ali Khamenei, 86 anni, potrebbe valutare l’idea di lasciare il Paese, affermando che “la situazione sta peggiorando rapidamente”.

Khamenei: “Trump si occupi dei problemi del suo Paese”

“Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe occuparsi dei problemi del suo Paese” ha replicato l’Ayatollah Ali Khamenei in un discorso alla nazione, nel quale ha fatto appello all’unità mentre continuano le manifestazioni di piazza. “Alcuni manifestanti stanno cercando di compiacere Trump distruggendo proprietà pubbliche” ha aggiunto. Secondo Khamenei, Trump “dovrebbe sapere che tutti i tiranni sono caduti quando erano al picco del loro potere” avvertito che Teheran “non cederà di un millimetro sui suoi principi. Le mani degli Stati Uniti sono macchiate del sangue di oltre mille leader e innocenti cittadini iraniani” ha aggiunto.

I Giovani Iraniani in Italia: “Khamenei sta per essere rovesciato”

La Guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali “Khamenei sta per essere rovesciato e sta cercando in tutte le maniere di addossare le responsabilità a quello che è il suo nemico storico e decennale, l’America”. Ma “il popolo iraniano ha una grandissima forza e lo sta dimostrando in queste ultime notti”, per cui “indubbiamente il regime sa che manca veramente poco alla sua fine e sta sparando tutte le sue ultime cartucce in modo assolutamente inutile”. Così Ghazal Afshar, portavoce dell’Associazione Giovani Iraniani in Italia, commenta l’ultimo discorso di Khamenei alla nazione, durante il quale il leader iraniano ha descritto come “vandali” e “sabotatori” i manifestanti che dal 28 dicembre si stanno riversando per le strade del Paese, con la protesta che ha ormai raggiunto 170 città.Il blackout digitale

Diverse zone dell’Iran hanno subito e stanno ancora subendo un blackout digitale, con le connessioni Internet crollate e cellulari irraggiungibili anche telefonicamente. “È per questo che Internet è stato chiuso: per impedire al mondo di vedere le proteste” ha commentato Holly Dagres, analista del Washington Institute for Near East Policy citato dall’AP. Secondo l’ex principe Pahlavi – riferisce sempre l’AP – il regime avrebbe tagliato non solo la rete, ma anche le linee telefoniche terrestri e potrebbe tentare di disturbare i segnali satellitari. Pahlavi ha quindi invitato i leader europei a unirsi agli Stati Uniti per “chiamare il regime alle proprie responsabilità” e ripristinare le comunicazioni, affinché “la voce del popolo iraniano non venga messa a tacere”.

Alcune riprese video mostrano che i manifestanti hanno dato fuoco a un ufficio della Islamic Republic of Iran Broadcasting a Isfahan durante le proteste. Attivisti antiregime hanno condiviso filmati che sembrano mostrare migliaia di persone marciare per le strade di Mashhad, bloccando un importante viale nella città nord-orientale. Mashhad è nota per aver dato i natali alla Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, ed è la seconda città più grande del Paese, dopo Teheran. Le riprese effettuate a Teheran mostrano veicoli ribaltati e bruciati.

Secondo quanto riportato dall’Organizzazione Hengaw per i diritti umani, che cita i media statali iraniani, due ufficiali del regime iraniano sono stati uccisi durante le proteste nella città di Kermanshah, nell’Iran occidentale.Pahlavi jr: “Mi sto preparando a tornare in patria”

Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla rivoluzione del 1979, ha confermato che si prepara ad andare in Iran per unirsi alle proteste contro il regime che vanno avanti da giorni. Lo ha annunciato lui stesso con un post su X.  “Avete ispirato l’ammirazione del mondo con il vostro coraggio e la vostra fermezza”, ha scritto rivolgendosi ai manifestanti, “la vostra, ancora una volta, gloriosa presenza nelle strade dell’Iran venerdì sera è stata una risposta schiacciante alle minacce del leader traditore e criminale della Repubblica Islamica”.  

Per Phalavi jr, l’ayatollah Alì Khamenei avrà visto le immagini “dal suo nascondiglio e tremato di paura”.   Ora, servono “una presenza nelle strade più mirata e, allo stesso tempo, bisogna tagliare i canali finanziari” della repubblica islamica. L’erede al trono ha dunque chiesto ai “lavoratori e gli impiegati dei settori chiave dell’economia, in particolare dei trasporti, del petrolio, del gas e dell’energia, di iniziare uno sciopero a livello nazionale“.  Non solo. Ha invitato i dimostranti “a scendere in piazza sabato e domenica 10 e 11 gennaio, a partire dalle 18:00”.   

Ora l’obbiettivo non è più solo manifestare ma “prepararci a conquistare e difendere i centri cittadini” e dunque bisogna prepararsi a rimanere in strada”.  E Pahlevi assicura che farà la sua parte. “Mi sto preparando a tornare in patria per stare con voi, la grande nazione dell’Iran, quando la nostra rivoluzione nazionale sarà vittoriosa. Credo che quel giorno sia molto vicino”, ha detto.

rainews.it

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