Francia, quattro arresti per spionaggio filorusso: l’ombra del Cremlino dietro la rete “umanitaria” SOS Donbass

Quattro persone sono state arrestate in Francia con l’accusa di aver svolto attività di spionaggio per conto della Russia. Secondo gli inquirenti, gli indagati operavano all’interno dell’associazione SOS Donbass, un’organizzazione che per anni si è presentata come iniziativa umanitaria, ma che — come emerge dalle indagini — sarebbe stata utilizzata come copertura da strutture legate ai servizi segreti russi.

Una rete umanitariache nascondeva operazioni di influenza

L’immagine pubblica di SOS Donbass avrebbe permesso agli indagati di ottenere legittimità sociale e accesso a reti politiche, economiche e istituzionali. Il tutto sotto la bandiera dell’“aiuto umanitario”. Ma dietro questa facciata, secondo le autorità francesi, si nascondevano contatti diretti con apparati dell’intelligence russa.

Gli analisti citati da La Repubblica sottolineano che questa modalità operativa è ormai una costante nelle strategie di Mosca: usare fondazioni, associazioni culturali o gruppi “per i diritti umani” per infiltrarsi in ambienti decisionali dell’Occidente.

Dopo il 2022 Mosca ha cambiato ritmo

Dopo l’invasione dell’Ucraina, dicono le fonti governative francesi, la Russia ha intensificato in maniera significativa le attività clandestine in Europa. Le operazioni sono diventate più aggressive: sabotaggi, reclutamento di simpatizzanti, finanziamenti occulti e campagne di disinformazione.

Gli arresti in Francia si aggiungono a una lunga lista di casi emersi nell’ultimo anno in Germania, Polonia, Repubblica Ceca e nei Paesi baltici.

LEuropa deve coordinare le intelligence

Gli esperti italiani di sicurezza internazionale ritengono che la vicenda SOS Donbass dimostri l’urgenza di una cooperazione più stretta tra le intelligence europee. In particolare quando si tratta di monitorare associazioni che operano sotto etichette umanitarie o culturali.

“Il Cremlino sfrutta sistematicamente la fiducia che le società democratiche ripongono nelle ONG. È un punto debole che dobbiamo proteggere” — afferma un ricercatore citato da La Repubblica.

Le indagini francesi continuano, mentre altri Paesi europei stanno già riesaminando le attività di gruppi simili presenti sul proprio territorio.

Autore: Marco Bianchi

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