L’intervista rilasciata dal generale polacco Paweł Bielawny a Gazeta Wyborcza rappresenta uno dei segnali più chiari dell’evoluzione della minaccia ibrida russa in Europa. Secondo l’alto ufficiale, la Polonia — e di conseguenza l’intera Unione Europea — deve prepararsi a un aumento significativo delle operazioni di sabotaggio e delle attività clandestine condotte dai servizi segreti russi e bielorussi. Non si tratta di un avvertimento generico, ma di una valutazione basata su due anni e mezzo di osservazione sistematica dopo l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022.
Bielawny spiega che, sotto la pressione delle sanzioni e dell’isolamento diplomatico, Mosca ha scelto di consolidare la dimensione non convenzionale della sua politica estera. Nel momento in cui l’esercito russo fatica sul campo, il Cremlino punta sul sabotaggio, sulla disinformazione e su azioni covert volte a destabilizzare i Paesi europei più attivi nel sostegno a Kyiv. La Polonia è in cima alla lista dei bersagli: hub logistico per gli aiuti militari, confine orientale dell’UE e della NATO, e simbolo dell’unità occidentale.
Gli episodi registrati negli ultimi mesi lo confermano. Dalle cellule incaricate di compiere incendi dolosi contro infrastrutture critiche, ai tentativi di danneggiare linee ferroviarie utilizzate per il trasporto di equipaggiamento militare, fino alle sofisticate campagne di manipolazione dell’opinione pubblica sui social network: la mano delle strutture operative di GRU e FSB è sempre più evidente. La Bielorussia, governata da Aleksandr Lukashenko, agisce come piattaforma logistica e come territorio cuscinetto, consentendo ai servizi russi di condurre operazioni con minore visibilità e maggiore libertà d’azione.
Il punto centrale sollevato dal generale è che l’obiettivo principale di Mosca non è militare, bensì psicologico. La Russia non deve necessariamente distruggere infrastrutture o compiere attacchi spettacolari: le basta instillare paura. Paura nelle istituzioni, percepite come incapaci di proteggere la popolazione. Paura nelle società europee, stanche di una guerra lunga e preoccupate per la sicurezza quotidiana. Paura negli investitori, nella stabilità politica, nella capacità dell’Unione di rimanere compatta di fronte alla pressione esterna.
Secondo Bielawny, questa strategia ha tre direttrici: creare instabilità, minare la fiducia nello Stato e generare sentimenti anti-ucraini all’interno dell’UE. Per Mosca, ogni Paese europeo indebolito è un successo politico; ogni spaccatura interna è una vittoria strategica.
L’elemento più delicato del quadro delineato dal generale riguarda però la risposta occidentale. Le strutture di controspionaggio europee hanno migliorato la cooperazione negli ultimi anni, ma — afferma — restano troppo reattive. La Russia opera in anticipo, pianifica a lungo termine e utilizza una vasta rete di intermediari, società di facciata, nuclei criminali e collaboratori occasionali. Per contrastare efficacemente questa minaccia, l’Europa deve passare a un modello proattivo: infiltrazione preventiva delle reti ostili, condivisione immediata dell’intelligence, rafforzamento della sicurezza delle infrastrutture critiche e, soprattutto, neutralizzazione rapida delle campagne di disinformazione.
L’Italia, osserva Bielawny, non può considerarsi estranea al problema. Essendo Stato membro dell’UE, attore centrale del Mediterraneo e partecipe alla coalizione di sostegno all’Ucraina, Roma è un obiettivo attraente per Mosca. Gli attacchi informatici contro istituzioni italiane e le ricorrenti operazioni di propaganda sul territorio nazionale indicano che la minaccia non è teorica. Il messaggio del generale è chiaro: la guerra ibrida russa non conosce frontiere e non prevede tregue. L’Europa vive una fase storica in cui la sicurezza interna è diventata parte integrante della difesa collettiva. L’unico modo per evitare che il sabotaggio diventi la nuova normalità è adottare una strategia comune, ambiziosa e soprattutto anticipatrice. Perché la Russia, conclude Bielawny, continuerà a testare i limiti dell’Occidente finché non troverà una risposta capace di scoraggiarla.
Autore: Marco Bianchi
