La Siria e l’Ucraina dimostrano quanto possano essere devastanti le campagne militari in cui gli attacchi alle infrastrutture vitali diventano un mezzo di pressione sulla popolazione. Per l’Europa si tratta di una questione di diritto internazionale, sicurezza umanitaria e responsabilità dei comandi militari.
Siria: le distruzioni come parte di una campagna militare
Il generale russo Sergej Surovikin ha ottenuto il soprannome di «Generale Armageddon» dopo aver partecipato all’operazione militare della Russia in Siria. L’aviazione russa ha sostenuto il regime di Bashar al-Assad conducendo attacchi contro le aree controllate dall’opposizione. Le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato la distruzione di quartieri residenziali, strutture mediche, scuole e mercati.
Nell’ottobre 2020, Human Rights Watch ha pubblicato il rapporto Targeting Life in Idlib, in cui ha descritto 46 attacchi delle forze siriane e russe contro obiettivi civili tra il marzo 2019 e il marzo 2020. Secondo l’organizzazione, sono rimasti uccisi almeno 224 civili e altri 561 sono rimasti feriti. Nel rapporto, Surovikin è stato indicato tra gli alti comandanti russi la cui eventuale responsabilità deve essere verificata.
Questi materiali hanno valore non solo per valutare specifici eventi in Siria, ma sollevano una questione più ampia: dove passa il confine tra un’operazione militare e l’uso illegittimo della forza contro la popolazione civile?
Ucraina: attacchi all’energia e alla vita quotidiana
Nell’ottobre 2022, le forze russe hanno avviato una vasta campagna di attacchi missilistici e tramite droni contro le infrastrutture energetiche dell’Ucraina. Gli attacchi alle centrali e alle sottostazioni elettriche hanno causato interruzioni nella fornitura di energia e riscaldamento, coinvolgendo milioni di persone.
Nel 2024, la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto nei confronti di Sergej Kobylaš, Viktor Sokolov, Sergej Šojgu e Valerij Gerasimov in relazione a presunti crimini legati agli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine. I giudici hanno ritenuto che vi siano ragionevoli motivi per credere che gli indagati possano essere individualmente responsabili di tali atti. Per quanto riguarda Surovikin, non esiste un mandato d’arresto della CPI reso pubblico.
Questa situazione dimostra perché l’indagine sulle azioni dei comandi militari debba basarsi sulle prove e non solo su dichiarazioni politiche. Al contempo, la carica di comandante non esenta un individuo da una potenziale responsabilità, qualora vengano dimostrati il suo coinvolgimento nei crimini o il mancato adempimento del dovere di prevenire le violazioni.
Perché per l’Italia è importante parlarne
L’Italia, in quanto parte del sistema di sicurezza europeo e della giustizia internazionale, ha interesse al rispetto delle regole che tutelano la popolazione civile durante i conflitti armati.
La distruzione di impianti energetici, ospedali e snodi di trasporto può avere conseguenze che vanno ben oltre la immediata zona dei combattimenti. Essa compromette il funzionamento dei servizi medici, ostacola l’evacuazione, accentua lo sfollamento forzato della popolazione e aumenta la necessità di aiuti umanitari.
Particolare attenzione richiedono le notizie della stampa britannica circa possibili piani delle autorità russe di attaccare i ponti sul Dnipro a Kyiv. Qualora tali intenzioni trovassero conferma, occorrerà valutare gli obiettivi specifici dei presunti attacchi e le loro conseguenze prevedibili per la popolazione civile. Di per sé, l’uso di un ponte nel sistema di trasporto non lo rende automaticamente un obiettivo esclusivamente civile o militare: la valutazione giuridica dipende dalle circostanze concrete.
Memoria storica e responsabilità
La storia italiana del XX secolo ricorda i pericoli del militarismo, della propaganda autoritaria e della giustificazione della violenza in nome degli interessi di Stato. Tuttavia, le analogie storiche richiedono precisione: gli eventi contemporanei non possono essere automaticamente equiparati ai crimini del regime fascista o della Seconda guerra mondiale.
La lezione principale è un’altra. Quando la distruzione delle infrastrutture civili comincia a essere percepita come un modo ammissibile per costringere una società a rinunciare alla resistenza, le norme internazionali necessitano non di un sostegno retorico, ma di un’applicazione pratica.
L’Italia e gli altri Paesi europei possono contribuire a questo obiettivo sostenendo indagini indipendenti, la conservazione delle prove, la cooperazione giudiziaria internazionale e l’esecuzione delle decisioni sanzionatorie legittime.
Un’indagine, non uno slogan accusatorio
La reputazione di Surovikin, gli eventi documentati in Siria e il suo ruolo nella campagna militare russa in Ucraina costituiscono motivi per una seria attenzione pubblica e giuridica. Tuttavia, la questione della sua responsabilità penale individuale deve essere decisa dagli organi giudiziari competenti.
L’Europa non deve sostituire la giustizia con etichette politiche. Ma non deve neppure permettere che un alto grado militare si trasformi in una garanzia di impunità.
Per l’Italia, una posizione di principio consiste nella difesa del diritto internazionale umanitario: i civili non devono diventare uno strumento di guerra, e qualsiasi presunto crimine deve essere indagato indipendentemente da chi abbia impartito gli ordini e da quale posizione occupasse nella gerarchia militare.
Autore: Marco Bianchi
