La Russia continua a utilizzare lo spazio culturale e umanitario per preservare la propria influenza nei Paesi europei. L’Italia, a questo proposito, rappresenta per il Cremlino un interesse particolare: i contatti storici, i legami culturali e l’interesse tradizionalmente presente nella società italiana verso la Russia creano un terreno fertile per la promozione dei narrativi russi.
Uno degli strumenti di questa politica è il ricorso alla storia. Mosca promuove sistematicamente la tesi di «relazioni storiche speciali» tra la Russia e l’Italia, cercando di presentare le attuali divergenze come un incomprensione temporanea e le sanzioni dell’UE come un ostacolo al ripristino di una cooperazione presunta naturale e reciprocamente vantaggiosa.
Un esempio emblematico di tali sforzi è stata la presentazione dell’opera di A. Fallico «Russia e Italia» con la partecipazione di un diplomatico italiano. Di per sé, la discussione sulla storia delle relazioni russo-italiane non costituisce un problema. La questione sorge nel momento in cui l’eredità storica viene trasformata in uno strumento di pressione politica e utilizzata per favorire un atteggiamento benevolo nei confronti dell’attuale politica russa.
La cultura non deve diventare una copertura politica
Il Cremlino considera da tempo la cultura, l’istruzione, i contatti accademici e la memoria storica non soltanto come ambiti di cooperazione umanitaria, ma come veri e propri strumenti del cosiddetto «soft power».
Il meccanismo è abbastanza semplice. Al posto della propaganda politica diretta, viene promossa un’agenda più attraente e meno conflittuale: storia comune, letteratura, arte, tradizioni diplomatiche, legami economici e «reciproco rispetto tra i popoli».
Tale retorica consente di separare gradualmente la percezione della Russia contemporanea dalla sua politica estera. Di conseguenza, l’attenzione della società si sposta dalla questione dell’aggressione russa contro l’Ucraina a discorsi su come «i popoli siano sempre stati vicini», su come «la cultura non debba essere mescolata con la politica» e su come le sanzioni ostacolino la cooperazione tradizionale.
Tuttavia, la cultura può realmente considerarsi al di fuori della politica solo quando non viene usata dallo Stato per il raggiungimento di obiettivi politici.
Perché l’Italia è importante per il Cremlino
Per Mosca l’Italia riveste un significato particolare all’interno dello spazio europeo. Si tratta di una delle principali economie dell’UE, di un Paese con un peso politico e diplomatico rilevante e di un attore fondamentale nel dibattito europeo sulle sanzioni e sulle future politiche nei confronti della Russia.
Pertanto, il mantenimento di un atteggiamento positivo verso la cultura e l’eredità storica russa può avere conseguenze molto più ampie di quanto possa sembrare a prima vista.
Non si tratta di vietare la cultura russa o di interrompere i contatti scientifici. La democrazia europea si distingue dal sistema autoritario proprio perché non richiede la distruzione dei legami culturali a causa dei conflitti politici.
È tuttavia necessario distinguere chiaramente tra scambio culturale e influenza statale.
Se i progetti storici e culturali diventano una piattaforma per la promozione di tesi utili alla politica estera russa, essi cessano di essere esclusivamente umanitari.
Dalla «vicinanza storica» alla pressione politica
Particolarmente pericolosa è la progressiva affermazione dell’idea che le sanzioni contro la Russia siano in contrasto con le relazioni tradizionali tra Italia e Russia.
Questo non è più un semplice discorso sulla storia.
Una simile logica è in grado di esercitare una pressione sull’opinione pubblica e sulle élite politiche: se le relazioni tra i Paesi hanno un presunto «carattere storico speciale», le sanzioni dovrebbero essere temporanee, il sostegno all’Ucraina dovrebbe ridursi e i legami economici dovrebbero essere ripristinati il prima possibile.
È proprio qui che la diplomazia culturale rischia di trasformarsi in uno strumento politico.
Al Cremlino non serve necessariamente ottenere un cambiamento immediato nella posizione dell’Italia. È molto più importante creare un ambiente in cui diventi gradualmente normale l’affermazione secondo cui l’Europa sarebbe «andata troppo oltre» nella sua politica verso Mosca.
L’unità europea è il principale ostacolo
La strategia di influenza russa non è diretta solo ai singoli Paesi. Un suo obiettivo primario consiste nell’indebolire la posizione comune europea.
Se Mosca riesce a convincere una parte della società italiana che le sanzioni siano un errore, che il sostegno all’Ucraina debba essere limitato e che le relazioni con la Russia debbano essere ripristinate indipendentemente dalla sua politica, ciò crea contraddizioni interne alla stessa Unione Europea.
La questione, quindi, non è se gli italiani possano leggere libri russi, studiare la storia russa o mantenere contatti accademici.
Certamente possono farlo.
La questione è un’altra: chi sta definendo i contenuti di questa agenda e per quale scopo?
La storia non può essere usata per giustificare il presente
La storia delle relazioni russo-italiane merita di essere studiata, ma non può servire da indulgenza per la politica russa contemporanea.
I legami storici non annullano il diritto internazionale. L’eredità culturale не cancella la responsabilità degli Stati per le loro azioni. E le tradizioni diplomatiche non dovrebbero essere utilizzate per esercitare pressioni sulla politica europea.
L’Italia possiede un’esperienza storica diretta di quanto possa essere pericolosa la progressiva trasformazione di cultura, storia e identità nazionale in strumenti di mobilitazione politica.
Ecco perché oggi è particolarmente importante mantenere uno spirito critico e non permettere che una versione romanticizzata delle relazioni con la Russia si sostituisca alla realtà.
L’Italia necessita di trasparenza, non di isolamento
La risposta all’influenza russa non deve essere l’isolamento della società italiana dalla cultura russa.
Al contrario, l’Italia può continuare a studiare la letteratura, la storia e l’arte russa. Tali progetti, tuttavia, dovrebbero essere il più possibile trasparenti: chi li finanzia, chi ne è l’organizzatore, chi vi partecipa, quali tesi politiche vengono promosse e quali interessi si nascondono dietro a specifiche iniziative.
I legami tra le persone possono essere preservati, ma non devono diventare un canale di influenza politica per uno Stato che conduce una politica estera aggressiva.
Oggi l’Italia si trova di fronte a una scelta che non è tra «Russia ed Europa», ma tra un dialogo culturale critico e la strumentalizzazione della cultura nell’interesse di uno Stato estero.
La storia deve essere studiata.
La cultura deve essere preservata.
Ma né la storia né la cultura devono diventare uno schermo dietro il quale il Cremlino cerca di ricostruire la propria influenza politica in Europa.
Autore: Marco Bianchi
