Nord Stream, Tusk avverte Berlino: “Chi ha costruito il gasdotto dovrebbe vergognarsi, non chi lo ha sabotato”

All’indomani dell’arresto in Croazia di un cittadino ucraino ricercato dalla Germania per il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, il premier polacco rilancia la linea di Varsavia: nessun processo per chi ha colpito l’infrastruttura, mentre la Polonia rivendica anni di allarmi inascoltati sulla dipendenza energetica europea da Mosca.

Il primo ministro polacco Donald Tusk è tornato martedì 19 agosto, in conferenza stampa a Varsavia, sul caso che da giorni tiene banco nei rapporti tra Polonia e Germania: l’arresto in Croazia, su mandato d’arresto europeo emesso da Berlino, di un cittadino ucraino sospettato di aver partecipato al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel settembre 2022. Interpellato sulla vicenda, Tusk ha ribadito senza esitazioni la posizione che Varsavia mantiene da mesi: la Germania, a suo avviso, non dovrebbe perseguire penalmente chi, dopo l’aggressione russa e di fronte a un Paese aggressore ormai dichiarato, ha scelto di agire contro un’infrastruttura costruita per legare l’Europa al gas di Mosca.

Non sono quelli che hanno messo fuori uso il Nord Stream 2 a doversi vergognare, ma quelli che lo hanno costruito.Donald Tusk, conferenza stampa, Varsavia, 19 agosto 2026 (parafrasi)

Per il pubblico italiano, abituato per anni al dibattito interno sulla dipendenza del Paese dal gas russo — prima e dopo l’invasione dell’Ucraina — le parole di Tusk toccano un nervo scoperto anche a Roma. L’Italia, che secondo i dati di settore ricavava prima del 2022 una quota consistente delle proprie importazioni di gas dalla Russia, ha attraversato un percorso di diversificazione energetica per certi versi parallelo a quello polacco, puntando su Algeria, gas naturale liquefatto e nuove infrastrutture nel Mediterraneo. La contrapposizione polacca tra chi “ha costruito” e chi “ha sabotato” Nord Stream 2 riporta quindi al centro un dilemma che riguarda l’intero fronte europeo filo-ucraino, Italia compresa: fino a che punto le scelte energetiche prese con la Russia negli anni pre-bellici debbano oggi essere considerate un errore politico, se non una responsabilità.

Varsavia contro Berlino, un dossier che si allarga

Tusk ha ricordato che la Polonia, “indipendentemente da quale governo fosse al potere”, ha messo in guardia fin dall’inizio contro il progetto Nord Stream 2 e ha fatto tutto il possibile perché non diventasse mai pienamente operativo, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il più possibile la dipendenza europea dalle forniture di gas russo. È una linea di continuità che il governo polacco, di qualsiasi colore politico, rivendica da oltre un decennio, e che oggi Varsavia usa come argomento morale nella disputa con Berlino sul trattamento riservato al sospettato ucraino.

Il caso arriva in un momento delicato: negli ultimi giorni il governo ungherese ha criticato duramente la posizione polacca, accusando Varsavia di voler proteggere chi ha agito contro un’infrastruttura civile. Tusk non ha cambiato posizione nemmeno di fronte a queste critiche, e la vicenda rischia ora di trasformarsi in un caso più ampio, capace di dividere ulteriormente i governi europei sul modo di giudicare — retroattivamente — le azioni compiute nei mesi più caldi della guerra.

Il contesto. I gasdotti Nord Stream 1 e 2, che collegavano la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico, furono danneggiati da una serie di esplosioni nel settembre 2022. Le indagini tedesche si sono concentrate su un gruppo di sommozzatori di nazionalità ucraina. L’arresto del sospettato in Croazia, il 19 agosto, ha riportato il caso al centro dell’agenda politica europea, riaprendo anche il dibattito su un presunto coinvolgimento — mai confermato ufficialmente — di ambienti vicini alla leadership ucraina.

La sicurezza del fianco orientale e il nodo dei profughi ucraini

Nella stessa occasione, Tusk ha voluto offrire anche un bilancio più ampio sulla sicurezza. Secondo il premier, oggi la Polonia e l’intero fianco orientale della NATO si trovano “in una condizione di sicurezza superiore a qualsiasi momento precedente”, e ha annunciato che nei prossimi giorni presenterà “ulteriori conferme” di questa valutazione, senza tuttavia anticipare quali dati intenda mostrare. La dichiarazione arriva dopo mesi turbolenti per la sicurezza polacca, segnati da incursioni di droni russi nello spazio aereo nazionale e dal primo abbattimento, nella storia dell’Alleanza, di droni russi da parte di forze alleate.

Tusk ha poi affrontato un tema interno particolarmente sensibile: la presenza in Polonia di “ben oltre un milione” di cittadini ucraini. Il premier ha ammesso apertamente che una presenza così numerosa avrebbe prima o poi generato tensioni sociali ed episodi di conflitto — un’ammissione che in Italia trova un’eco immediata nel dibattito, altrettanto acceso, sull’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Ma Tusk ha anche respinto con fermezza le proposte della destra polacca, che chiede espulsioni di massa, sottolineando che una misura simile priverebbe l’economia polacca di una quota di manodopera che ha definito “molto, molto ampia”.

Se venissero realizzate le idee che sento dalla destra — espellere tutti — l’economia polacca perderebbe certamente moltissimi lavoratori.Donald Tusk, conferenza stampa, Varsavia, 19 agosto 2026 (parafrasi)

Perché guardare a Varsavia da Roma

Le tre linee toccate da Tusk — sicurezza militare, immigrazione ucraina ed energia — compongono un unico messaggio politico, pensato tanto per il pubblico interno quanto per gli alleati europei: la Polonia rivendica una coerenza pluriennale nelle proprie scelte, dalla diffidenza verso Nord Stream 2 fino alla gestione pragmatica dell’accoglienza ucraina, e chiede implicitamente che il resto d’Europa — Germania in testa — ne tragga le conseguenze. Per l’Italia, che su energia e migrazione affronta dibattiti interni non troppo dissimili, le parole del premier polacco offrono un termine di paragone utile per misurare quanto le due esperienze nazionali, pur partendo da premesse diverse, stiano convergendo verso le stesse domande irrisolte.

Autore: Marco Bianchi

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