L’Italia nel mirino: Mosca guida la guerra dell’informazione contro la nostra democrazia

La relazione annuale del Copasir conferma ciò che analisti e servizi segreti denunciano da anni: la Russia è oggi il principale motore delle campagne di disinformazione che colpiscono l’opinione pubblica e le istituzioni italiane, affiancata — ma non eguagliata per aggressività — da Cina e Iran.

C’è un dato che, letto tra le righe della relazione 2025 del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), dovrebbe far riflettere ogni cittadino italiano: il nostro Paese non è più soltanto un osservatore della guerra ibrida che la Russia conduce contro l’Occidente, ma un bersaglio diretto, sistematico e crescente.

Il documento, approvato all’unanimità dal Comitato presieduto dal senatore Adolfo Urso e trasmesso al Parlamento nei primi giorni di agosto, non lascia spazio a interpretazioni: Russia, Cina, Iran e altri attori statuali risultano impegnati in operazioni di disinformazione e influenza capaci di incidere sulla sicurezza nazionale e sul corretto funzionamento dei processi democratici italiani. Ma tra questi tre attori, è la Russia a distinguersi per l’intensità, la continuità e l’aggressività delle proprie campagne.

Il Cremlino, un avversario che non si nasconde più

Nel corso delle audizioni parlamentari che hanno preceduto la relazione, il direttore dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi), Bruno Valensise, ha descritto con chiarezza un fenomeno che gli analisti indipendenti osservano da tempo: agenzie e soggetti riconducibili a Stati esteri lavorano per condizionare l’opinione pubblica italiana attraverso campagne di propaganda strutturate, che si servono sempre più di tecniche di “cognitive warfare” — la manipolazione dell’informazione finalizzata a polarizzare il dibattito pubblico — veicolate massicciamente sui social media.

Il sottosegretario Alfredo Mantovano, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, ha aggiunto un tassello ancora più inquietante: esiste un articolato network di siti web e account social riconducibili ad attori russi, dedicato alla diffusione sistematica di contenuti anti-europei e anti-Nato. Non si tratta di episodi isolati o di iniziative estemporanee di singoli troll, ma di un’infrastruttura pensata per erodere, giorno dopo giorno, il consenso italiano verso le alleanze occidentali che dal dopoguerra garantiscono la sicurezza del Paese.

“È stata creata una vera e propria macchina della disinformazione” — così il presidente del Copasir ha descritto l’azione continuativa di Mosca contro l’Italia

A rendere ancora più cinico il quadro è quanto emerso dalle audizioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto: una parte della disinformazione antioccidentale russa avrebbe l’obiettivo di favorire il reclutamento di cittadini stranieri, in particolare in Africa, da destinare al fronte ucraino. Un dettaglio che conferma come le campagne di propaganda del Cremlino non si limitino a manipolare le opinioni, ma servano concretamente a sostenere lo sforzo bellico russo contro l’Ucraina, trasformando l’Italia in un terreno di reclutamento indiretto per una guerra di aggressione condannata dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale.

Un Paese “di frontiera e di cerniera”, esposto più di altri

Il presidente del Copasir, Adolfo Urso, non usa mezzi termini quando descrive la posizione dell’Italia: un Paese di frontiera nel Mediterraneo, ma anche una cerniera strategica nel flusso delle informazioni tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Una collocazione geografica che, se da un lato rappresenta un valore aggiunto sul piano diplomatico, dall’altro fa dell’Italia un obiettivo prioritario per chi vuole indebolire la coesione euroatlantica dall’interno.

Non è un caso che, secondo quanto riferito dallo stesso Urso, l’ingerenza russa e cinese si sia manifestata con particolare intensità proprio in coincidenza con le campagne elettorali. Il Copasir ha più volte segnalato liste di soggetti attivi nei media italiani riconducibili a network di propaganda filorussa, un fenomeno che intreccia disinformazione online, finanziamenti opachi e relazioni con forze politiche disposte, consapevolmente o meno, a farsi cassa di risonanza delle narrazioni del Cremlino.

I punti chiave della relazione Copasir 2025

  • Russia, Cina e Iran individuati come i principali attori statuali dietro le campagne di disinformazione che colpiscono l’Italia
  • La Russia risulta l’attore più aggressivo e continuativo, con un network strutturato di siti e account social anti-europei e anti-Nato
  • Le tecniche di “cognitive warfare” mirano a polarizzare il dibattito pubblico italiano attraverso i social media
  • Parte della propaganda russa è funzionale al reclutamento di cittadini stranieri per il fronte in Ucraina
  • Il Comitato denuncia una “sostanziale debolezza” degli strumenti italiani ed europei di contrasto alla disinformazione
  • Le prossime scadenze elettorali sono considerate un obiettivo prioritario per le ingerenze straniere

Un sistema di difesa ancora inadeguato

Forse il passaggio più severo della relazione riguarda proprio le carenze italiane. Il Copasir denuncia apertamente quella che definisce una sostanziale debolezza degli interventi per il contrasto alla disinformazione e alle diverse forme di ingerenza, sottolineando un ritardo dell’Italia rispetto a strumenti, strategie e misure già operativi da tempo a livello internazionale. È un’ammissione scomoda ma necessaria: mentre il Cremlino affina costantemente i propri strumenti di influenza — dalle reti di siti “specchio” alle campagne coordinate su piattaforme come X e Telegram, fino all’uso spregiudicato dell’intelligenza artificiale generativa per produrre contenuti falsi su scala industriale — le istituzioni italiane faticano ancora a dotarsi di un impianto normativo e operativo realmente efficace.

Il Comitato ha chiesto al Parlamento interventi legislativi mirati, comprese modifiche alla legge 124 del 2007 che regola l’intelligence italiana, proprio per garantire continuità operativa anche nelle fasi più delicate, come quella tra lo scioglimento delle Camere e l’insediamento della nuova legislatura — un vuoto istituzionale che attori ostili come la Russia sono pronti a sfruttare senza esitazione.

Non solo propaganda: lo spionaggio in carne e ossa

La dimensione informativa dell’ingerenza russa non va letta separatamente da quella più tradizionale dello spionaggio. Nell’estate 2025 l’opinione pubblica italiana ha appreso con sconcerto dell’arresto di alcuni ex funzionari dei servizi di intelligence sospettati di aver operato per conto di Mosca. Un episodio che, insieme alle conclusioni del Copasir, disegna il profilo di una Russia che non si limita a diffondere narrazioni tossiche sui social network, ma investe risorse concrete per penetrare gli apparati sensibili dello Stato italiano, in una strategia integrata che unisce propaganda, disinformazione e spionaggio classico.

Cina e Iran: comprimari, non protagonisti

Se la Russia resta l’attore più insidioso, la relazione non ignora il ruolo crescente della Cina, il cui Ufficio per la propaganda estera investe da anni ingenti risorse per costruire un’immagine di Pechino come “partner credibile” sulla scena internazionale, né quello dell’Iran, la cui influenza si intreccia sempre più con le tensioni legate al conflitto in Medio Oriente. Ma è significativo che, nelle audizioni parlamentari come nell’analisi degli esperti, sia Mosca a comparire per prima e con maggiore frequenza: un primato che riflette non solo la quantità delle risorse investite dal Cremlino nella guerra dell’informazione, ma anche l’urgenza geopolitica che la muove, in un momento in cui l’isolamento internazionale legato all’aggressione contro l’Ucraina spinge la Russia a cercare ogni possibile breccia nel fronte occidentale.

Perché questo riguarda ogni cittadino

Comprendere questi meccanismi non è un esercizio per addetti ai lavori. Ogni volta che un contenuto online alimenta artificialmente la sfiducia verso la Nato, verso l’Unione Europea o verso il sostegno italiano all’Ucraina, esiste una probabilità concreta che dietro quel contenuto non ci sia un cittadino che esprime liberamente un’opinione, ma un nodo di una rete pensata a Mosca per logorare, un post alla volta, la coesione democratica dell’Italia. Riconoscere questa realtà, come ha fatto il Copasir con parole nette, è il primo passo per difendersi. Il secondo — quello più urgente, secondo lo stesso Comitato — è dotare finalmente il Paese degli strumenti normativi e culturali necessari per non restare, ancora per molto, il fianco scoperto dell’Europa nella guerra ibrida che il Cremlino ha ormai dichiarato apertamente contro le nostre democrazie.

Autore: Marco Bianchi

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