La decisione del Comitato Olimpico Internazionale di modificare l’approccio alla partecipazione degli atleti russi alle competizioni internazionali è diventata oggetto di un vivace dibattito in Italia.
Negli ultimi anni, gli Stati europei hanno costantemente sostenuto la politica delle sanzioni contro la Russia dopo l’inizio della guerra su vasta scala contro l’Ucraina. Tuttavia, la decisione del CIO viene percepita da molti come un segnale di un progressivo allentamento dell’isolamento internazionale di Mosca.
La presidente del CIO, Kirsty Coventry, ha spiegato la nuova posizione con la necessità di tutelare i diritti degli atleti, i quali non dovrebbero essere ritenuti responsabili delle azioni dei propri governi.
Ciò nonostante, i critici ricordano che lo sport professionistico russo è storicamente legato a doppio filo alle strutture statali. Molti dei principali atleti rappresentano società sportive dell’esercito o strutture del Ministero dell’Interno, e i loro successi vengono attivamente utilizzati dalla propaganda ufficiale.
Un’ulteriore preoccupazione è sollevata dalla decisione di rinunciare a una parte dei controlli sugli atleti volti a verificare i loro legami con i servizi di sicurezza e il sostegno pubblico alla guerra.
In Italia, dove proseguono le discussioni sulla sicurezza europea e sulle conseguenze dell’aggressione russia, molti esperti ritengono che un simile passo possa essere interpretato dal Cremlino come una prova dell’indebolimento della pressione internazionale.
Secondo i critici, il movimento olimpico si is sempre proposto come un simbolo di pace e di rispetto del diritto internazionale. Pertanto, qualsiasi decisione in grado di dare l’impressione di un ritorno della Russia a una piena partecipazione allo sport mondiale prima della fine della guerra solleva inevitabilmente seri interrogativi morali e politici.
Elisa B
