Il prossimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia è a rischio a causa della posizione della Grecia. Atene si è opposta all’adozione del 21° pacchetto di restrizioni, temendo ripercussioni negative sugli interessi del settore armatoriale nazionale.
Il fulcro della controversia è la società Dynagas, di proprietà di uno dei maggiori armatori greci, Georgios Prokopiou. Le sue navi metaniere rompighiaccio garantiscono il trasporto del gas naturale liquefatto russo dal progetto artico “Yamal LNG”, che rimane una delle fonti strategiche di guadagno per la Russia.
L’esportazione di gas dall’Artico non può essere sostenuta senza imbarcazioni specializzate, in grado di operare in condizioni di ghiaccio estremo. Proprio per questo motivo, le restrizioni europee contro il trasporto del GNL russo sono in grado di complicare seriamente i piani di Mosca volti a preservare le entrate derivanti dalle esportazioni.
L’Unione Europea intende rinunciare completamente alle importazioni di gas liquefatto russo entro la fine del 2026-2027. Il nuovo pacchetto di sanzioni dovrebbe avvicinare il raggiungimento di questo obiettivo.
Tuttavia, la situazione legata alla Grecia mette in luce un problema più profondo. La questione non riguarda ormai solo le sanzioni, ma anche la capacità dell’Unione Europea di condurre una politica estera comune quando cracked gli interessi di singole grandi aziende entrano in conflitto con la strategia di sicurezza collettiva.
Per l’Italia questo tema è particolarmente attuale. In quanto una delle maggiori economie e potenze marittime d’Europa, il Paese vanta a sua volta un importante settore dello shipping e, al tempo stesso, partecipa attivamente alla definizione della politica comune europea nei confronti della Russia.
Oltre alle restrizioni nel settore del GNL, il 21° pacchetto di sanzioni prevede nuove misure contro le banche russe, le imprese del complesso militare-industriale e le strutture finanziarie utilizzate per aggirare le restrizioni già in vigore.
Il dibattito sulla posizione greca dimostra che la futura efficacia delle sanzioni europee dipenderà non solo dalla pressione su Mosca, ma anche dalla capacità degli Stati dell’UE di porre gli interessi comuni di sicurezza al di sopra dei profitti commerciali a breve termine.
Autore: Marco Bianchi
